giovedì 18 dicembre 2008

Comunicato dei coordinatori provinciali sul commissariamento del partito

COMUNICATO STAMPA
I coordinatori provinciali , Peppino Di Luca, Antonio Castricone, Michele Fina, Silvio Paolucci hanno rilasciato la seguente dichiarazione:
«Condividiamo le dichiarazioni di Veltroni sulla necessità di fare di più e di sentire su tutti noi la responsabilità di non avere reso chiaro ciò che il Pd può essere di nuovo. Per questo è necessario procedere a un radicale rinnovamento non solo generazionale, bensì esteso dei gruppi dirigenti del partito per superare totalmente la paralizzante suddivisione in ex Margherita ed ex Ds e di gruppi dirigenti che hanno dato tanto ma che hanno avuto tanto dai partiti cui provengono. A tutti livelli. Regionale, Provinciale, locale. E’ necessario cambiare. Occorre presentarsi in modo nuovo e con volti nuovi. Ed occorre che i gruppi dirigenti storici siano molto generosi. Debbono esserlo. Hanno avuto tanto per poter esserlo oggi.
Andava fatto da luglio e in tanti si sono assunti la responsabilità di rinviare queste scelte. Ora basta. Siamo tutti in discussione.
Occorre riscrivere il nostro rapporto con la giustizia.
Chiedendo rapidità nel giudizio per gli indagati. Che si faccia luce su tutta la politica. Non crediamo affatto che il problema sia solo il PD. E’ incredibile che si stia attuando una campagna che faccia sembrare esattamente questo. Qualcuno si sta assumendo una enorme responsabilità di minare lo stare insieme in una società. Siamo certi che il tempo ci darà ragione.
E’ necessario ripensare il modo dello stare insieme. E’ inaccettabile l’atteggiamento avuto da tanti verso il PD ed in particolar modo la costante campagna di aggressione dell’IDV e del PRC nei nostri riguardi.
Si riparte da Costantini capo dell’opposizione. E’ impensabile che torni a Roma. Era un impegno di campagna elettorale.
Ed è’ necessario aprire all’UDC. Non può essere in discussione.
A nostro avviso questo è il mandato, che auspichiamo breve, per il nuovo commissario regionale Brutti. Su questo noi ci stiamo. Su questo misureremo il nostro ruolo di coordinatori provinciali, rimettendo il mandato se ciò verrà respinto per la seconda volta.»

Chieti, 18 dicembre 2008
Michele Fina
Antonio Castricone
Peppino Di Luca
Silvio Paolucci

mercoledì 1 ottobre 2008

AGENDA ABRUZZO 2008/2013. Manifesto programmatico del PD Abruzzo

AGENDA ABRUZZO 2008/2013

Manifesto programmatico del Partito Democratico d’Abruzzo

La politica abruzzese in questi mesi sta andando a velocità vertiginosa, come avviene in tutte le fasi di crisi e di cambiamento. La grave crisi istituzionale e politica che si è aperta il 14 luglio 2008 è in realtà il punto di arrivo di un sempre maggiore distacco tra esigenze della nuova fase di sviluppo dell’Abruzzo e risposta inadeguata delle classi dirigenti.
La crisi dell’Abruzzo non è riducibile alla sola questione morale, pure presente, ma è una crisi di classi dirigenti. Il centrosinistra, insieme con le forze sociali ed imprenditoriali abruzzesi, aveva saputo traghettare l’Abruzzo fuori dal guado della transizione da regione assistita a regione competitiva. Dopo il ‘98, con l’ingresso dell’Euro, conclusasi la fase del regime transitorio di fuoriuscita dall’obiettivo 2, l’Abruzzo aveva bisogno di un salto di qualità, di avviare una terza fase della sua crescita. Cosa che non è avvenuta; se negli anni novanta, l’Abruzzo era la regione che cresceva di più nel centrosud, avvicinandosi alle posizioni delle regionali centrali per standard di crescita, nell’ultimo decennio invece è diventata una delle regioni che cresce meno, perdendo posizioni.
Il fatto è che con l’inizio del nuovo secolo l’Abruzzo avrebbe avuto bisogno di una nuova classe dirigente regionalista. Bisognava passare dalla filosofia dell’utilizzo discrezionale delle risorse pubbliche, che in passato ha anche prodotto crescita e sviluppo, pur se distorto, dalla filosofia dell’intermediazione amicale tra politica ed interessi, tra interessi pubblici e soggetti economici, alla filosofia della programmazione intelligente delle risorse, alla capacità della politica di fare sistema tra i territori, promuove servizi pubblici efficienti, favorire la crescita del capitale umano. Questo salto non è avvenuto. Nessuno dei governi regionali che si sono succeduti sono stati capaci di affrontare i nodi delle riforme strutturali di cui l’Abruzzo aveva necessità. A partire da quella del sistema sanitario, che assorbe l’80% delle risorse regionali, impedendo politiche di sviluppo adeguate e la creazione di un sistema di servizi socio-assistenziali moderni.
Ora siamo già in un'altra fase.
La riflessione su ciò che è stato deve insegnarci gli errori da non ripetere, ma il 30 novembre siamo già chiamati a scegliere il futuro. La difficoltà, ma è qui la nostra sfida, è spostare in avanti la discussione, evitare un confronto con la testa rivolta al passato, ad un passato anche recente, ma che già appartiene ad un’altra era politica dell’Abruzzo. Siamo consapevoli che se l’Abruzzo non crea le condizioni per avvicinarsi alle regioni europee più avanzate di analoghe dimensioni nei prossimi 5 anni, rischia di tornare drammaticamente indietro. La sfida per la classe dirigente abruzzese è darsi una missione condivisa, dare un senso all’impegno delle imprese, dei lavoratori, dei vari attori sociali ed economici della regione. Ed è questo il compito precipuo della politica.
Tre sono gli assi per l’Agenda abruzzese: creazione di un welfare state per le persone moderno, a partire da una profonda e radicale rottura con il passato sistema sanitario regionale; crescita ed internazionalizzazione delle imprese abruzzesi, attraverso politiche di sostegno per l’innovazione e la ricerca; fare dell’Abruzzo una regione protagonista nella sostenibilità ecologica, creare un sistema infrastrutturale moderno ed efficiente, sostenibile sotto il profilo ambientale.
Il Partito Democratico è nato in Abruzzo il 14 ottobre 2007 per avviare una nuova stagione della politica regionale. Una nuova stagione della programmazione, in primo luogo, affinché l’Ente regione torni a svolgere la sua funzione di legislatore e di programmatore dello sviluppo, riformando i sistemi che è necessario cambiare: all’Abruzzo serve una legge quadro per la ricerca e l’innovazione, una nuova legge quadro sul lavoro, sulle attività produttive, sul diritto allo studio.
Una nuova stagione della regione, che torni ad essere comunità condivisa che sa e può riconoscersi nella Regione come Istituzione.
Immaginiamo l’Abruzzo REGIONE URBANA diffusa, in cui siano esaltate le vocazioni di sistema dei territori. Immaginiamo una Regione dove viga la trasparenza del mercato, l’effettività della concorrenza e della competizione, dove il rapporto tra pubblico e privato sia regolato da contratti chiari e codificati, sulla base di principi di legalità e di tutela dell’interesse generale dei cittadini, ove i servizi di rilevanza pubblica siano affidati a terzi, pubblici o privati, attraverso modelli europei di competizione e di trasparenza.
Vogliamo ripristinare un senso etico della vita pubblica nelle istituzioni, ma anche tra gli operatori economici, perché ciascun attore pubblico e sociale, economico e istituzionale, sappia di concorrere al bene della comunità.
Immaginiamo un Abruzzo moderno, che affidi il suo futuro alla ricerca, l’innovazione, le competenze, l’elevamento del capitale umano.
Immaginiamo un Abruzzo delle oltre 125 mila imprese attive, capace di accompagnarne la nascita e la crescita dimensionale e competitiva.
Crediamo nel valore del metodo della concertazione, come strumento di condivisione delle scelte che riguardano lo sviluppo dei territori e della regione, tra governo regionale, sindacati e imprese; tra Regione ed enti locali, forze associative, organizzazioni del terzo settore.
Il Partito Democratico è nato in Abruzzo per riformare la politica. Ridurremo i costi della politica e il peso della burocrazia, tagliando gli enti inutili e conservando solo quelli che possono svolgere un’effettiva funzione al servizio delle collettività con efficacia ed economicità. Porremo fine alla pratica dei manager degli enti e dei direttori delle Asl di nomina fiduciaria da parte della politica. Le nomine di manager e direttori di enti pubblici che svolgono servizi essenziali per le persone e per la collettività saranno sottoposte a criteri di rigoroso accertamento delle capacità e dei meriti, affidandole a procedure imparziali ed indipendenti dalla politica.
Vogliamo costruire l’Abruzzo del nuovo secolo, e farlo con le tante energie e risorse di cui i nostri territori sono ricchi: la vitalità delle piccole e medie imprese, le famiglie, l’impegno e lo spirito solidaristico dei nostri lavoratori, la forza e la generosità del volontariato, l’associazionismo ed il terzo settore.


1° ASSE: IMPRESE, COMPETITIVITA’, CRESCITA.

Secondo il recente studio del Cresa, negli ultimi dieci anni il divario tra la regione Abruzzo e le regioni europee è tornato a crescere, l’Abruzzo ha perso 20 punti a fronte dei 17 dell’Italia (fatto cento l’indicatore di sviluppo della media delle regioni europee, l’Abruzzo era a 104 nel 1995, ed è sceso a 95 nel 2005).
La diminuzione del Pil per unità di lavoro ci dice che in questi anni è diminuita la produttività ed anche la qualità del lavoro. Tutte le analisi sull’Abruzzo ci dicono che il problema fondamentale della nostra economia è la sua bassa produttività, e questo dipende dalla scarsa capacità del sistema di capitalizzarsi, di investire sulla formazione, l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo. Il 90% delle imprese ha meno di 10 dipendenti, il 97% meno di 50. Il problema principale del nostro sistema imprenditoriale, pur vivace e vitale, è la sua fragilità con cui dobbiamo fare i conti.
L’occupazione aumenta a fronte di un’economia che non cresce, ma è aumento della flessibilità e della precarietà, del fenomeno di emersione del lavoro nero e irregolare. I dati dei centri per l’impiego ci segnalano che ormai tre nuove assunzioni su quattro sono a tempo determinato, con il rischio di creare una generazione di abruzzesi abituati a vivere nell’incertezza del proprio futuro, privi di una prospettiva sicura di crescita professionale, di stabilizzazione delle relazioni famigliari e sociali.
I dati più recenti infine indicano che l’economia abruzzese è in una fase di ristagno. Ciò non dipende dal destino cinico e baro, o dalla internazionalizzazione dei mercati, ma dalla debolezza dei fattori di sviluppo del Paese e della nostra regione. Senza dimenticare il contesto economico mondiale di crisi finanziaria e i segnali preoccupanti di recessione per la economia internazionale e italiana, che certo non aiuteranno l’Abruzzo ad uscire dalle sue difficoltà, senza una politica adeguata di intervento a sostegno della crescita.
Occorre quindi una strategia per lo sviluppo. Dobbiamo aggredire con determinazione i nodi che frenano la crescita, favorire la capacità di investimento delle imprese, metterle nelle condizioni di poter competere nei mercati internazionali, non attraverso le agevolazioni e i sussidi, o mediante la protezione dalla concorrenza che è pura illusione, ma attraverso la crescita dei livelli di competitività e di innovazione. Occorrono sistemi territoriali competitivi, perché le imprese da sole non ce la fanno, hanno bisogno di fare sistema tra di loro e di allearsi con i territori, con istituzioni funzionanti, scuole, università e agenzie formative amiche dello sviluppo e della crescita della conoscenza, hanno bisogno di servizi locali efficienti ed economici, contesti sociali favorevoli contrassegnati da alti livelli di coesione e di inclusività.
Questi sono gli obiettivi strategici che individuiamo per far ripartire l’Abruzzo e per farlo entrare nel novero delle regioni più avanzate nel campo della futura economia della conoscenza:

1. FISCALITA’. Oggi il principale fattore di ostacolo all’insediamento e alla crescita delle imprese nella nostra regione è dato dall’eccessivo livello della fiscalità; se vogliamo ridurre le aliquote fiscali che oggi gravano sulle imprese, che sono vincolate fino al 2010 per coprire parte del debito sanitario regionale, serve rendere ancora più rigoroso e severo il piano di rientro dei debiti del sistema sanitario ed una politica di tagli alla spesa pubblica regionale, intervenendo sulla maggiore efficienza ed economicità degli apparati pubblici, sui tagli agli sprechi e alla riduzione degli enti pubblici, tagliando quelli non funzionali.

2. PROGRAMMAZIONE OTTIMALE DELLE RISORSE. Data la scarsità di risorse di cui la nostra regione disporrà nei prossimi anni, a causa dell’enorme debito regionale, occorre non perdere l’occasione rappresentata dalla programmazione dei nuovi fondi europei e dei fondi FAS stanziati dalla Finanziaria. L’utilizzo di questi fondi va indirizzata e concentrata su pochi macro obiettivi strategici, che sono quelli che possono determinare una crescita dei vantaggi competitivi per le imprese e il rilancio dello sviluppo, riducendo le diseconomie presenti nei nostri territori. I macro obiettivi su cui lavorare sono: A) MOBILITA’ ED INFRASTRUTTURE B) ACQUA E RIFIUTI: ammodernamento, messa in efficienza e potenziamento della rete idrica regionale; creazione di un efficace e moderno sistema di smaltimento e riciclaggio dei rifiuti C) RICERCA, investendo su progetti quali quello del Campus della Val di Sangro D) ENERGIA, la riconversione ecologica dell’economia abruzzese, la ricerca e l’investimento nelle fonti pulite e rinnovabili (sole, vento, fotovoltaico, ecc.), i progetti di efficienza energetica per aziende e imprese ( l’8 per mille delle imprese abruzzesi investe in tali progetti, un dato sopra la media nazionale, più di Emilia Romagna e Lombardia) può essere una grande occasione di sviluppo e di creazione di lavoro per la nostra regione E)BONIFICA DEI SITI INQUINANTI

3. POTENZIAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE: occorre un quadro condiviso di opere pubbliche strategiche da realizzare nei prossimi dieci anni per la modernizzazione della rete infrastrutturale regionale. Riteniamo si debba ripartire dall’intesa raggiunta tra il Ministro Di Pietro e la Regione Abruzzo , e dal piano quinquennale Anas. Attuare il federalismo infrastrutturale con società di scopo tra Regione ed Anas per la realizzazione della pedemontana Abruzzo – Marche e di altre opere strategiche. Bisogna inoltre puntare sulle infrastrutture immateriali, che in tempi più rapidi possono contribuire a rendere più competitivi i territori abruzzesi, e a ridurre i divari tra zone più sviluppate e aree interne, con una massiccia diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione (internet, Ibs, e governement).

4. CRESCITA ED INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE. Occorre una Regione amica delle imprese, che ne accompagni il processo di nascita e di sviluppo. La questione principale da affrontare in Abruzzo è favorire la crescita dimensionale, la capacità competitiva e la internazionalizzazione delle PMI. A tal fine servono politiche mirate: A)una legge sull’innovazione e la ricerca che fornisca strumenti per favorire i processi di innovazione ricerca e sviluppo delle piccole imprese; B) politiche per le produzioni di distretto e di filiera, con l’istituzione di bond di distretto o di filiera , fondi di investimento e di garanzia finalizzati esclusivamente ad accrescere gli investimenti in ricerca ed innovazione da parte di imprese di un preciso distretto o filiera produttiva abruzzese, attraverso soprattutto la canalizzazione dei risparmi locali; C) politiche per l’accesso al credito con la attivazione di prestiti partecipativi e la partecipazione al capitale di rischio; D) politiche di promozione commerciale dei prodotti abruzzesi, per diffondere il Marchio Abruzzo nel mondo.

5. INVESTIRE NEL CAPITALE UMANO. Investire in capitale umano, ricerca e innovazione è la leva più importante per favorire l’internazionalizzazione e la competitività delle imprese. Servono competenze scientifiche, cultura dell’innovazione, qualifiche trasversali. Bisogna promuovere una rete di saperi multidisciplinari sapendo di cosa hanno bisogno le imprese, attraverso l’analisi dei fabbisogni delle economie territoriali e dei sistemi di imprese. Occorre che le istituzioni sappiano organizzare filiere, sistemi territoriali tra imprese, scuole, sistema universitario, operatori della formazione professione capaci di coordinare le politiche formative, l’orientamento e l’inserimento nel mondo lavorativo. Bisogna sviluppare nella nostra regione la Formazione tecnica di livello superiore e universitario d’eccellenza, come strumento cardine per fornire al sistema economico le competenze di cui le imprese necessitano. Infine, l’Abruzzo spende in ricerca e sviluppo meno dell’1%, a fronte della media italiana dell’ 1,5%, e di una media UE del 2,5%. Questo differenziale va assolutamente ridotto nei prossimi anni con politiche e scelte coraggiose.

6. MODERNIZZARE L’ISTITUZIONE REGIONALE. L’altro grande pilastro della competitivita del sistema territoriale è quello della “governance”, intesa nel senso di snellimento delle funzioni amministrative della pubblica amministrazione, rinunciando a quelle orientate alla intermediazione della spesa ed alla produzione di beni pubblici non essenziali, per concentrarsi sulle funzioni di intelligence, di indirizzo politico, di coordinamento e poi di controllo e valutazione, che sono centrali alla buona realizzazione dei programmi di sviluppo. La funzione precipua della governance è quella di stabilire le regole del gioco e gli indirizzi di governo e di farle rispettare, cioè di regolare i rapporti economici sociali e politici. In secondo luogo essa è gestione del settore pubblico. La buona governance del settore pubblico richiede una amministrazione snella che segua il principio della “accountability”, cioè sia responsabile e dia conto del proprio operato; le cui attività siano trasparenti e non burocratiche ed incomprensibili per il cittadino; che sia efficiente, nel senso che sia in grado di stabilire un buon rapporto tra valore prodotto e costo per la comunità. Queste caratteristiche richiedono alla pubblica amministrazione di rispettare regole di gestione del settore pubblico basate sul controllo di efficienza, monitoraggio valutazione e verifica presso il consumatore che paga e fruisce dei servizi. Per una buona governance è necessario che la sua attività consenta la partecipazione dei cittadini singoli ed associati alle scelte di indirizzo e soprattutto a quelle operative. Il rispetto di queste caratteristiche di governance dà alla PA la legittimità di produttore di beni pubblici essenziali. Le Regioni europee più prospere hanno seguito questa governance del settore pubblico e su di essa è fondata la trasformazione delle regioni del centro-nord; la correlazione tra questa concezione della governance e la competitività del sistema economico e sociale è forte, e si trasmette attraverso policy chiare, focalizzate ed efficienti; ma anche attraverso meccanismi di mercato concorrenziali tra istituzioni che non permettono di sviluppare rendite improprie, e altre inefficienze a spese del cittadino. Queste riforme obbligano a ridurre le aree dell’intervento pubblico, a fondarlo il più possibile su strumenti automatici privi di discrezionalità. Al tempo stesso richiedono di concepire e valorizzare maggiormente il ruolo delle politiche pubbliche che è quello di dare indirizzi politici, coordinare e stimolare comportamenti ed attività che vanno realizzate dal settore privato o comunque con modalità fortemente ispirate al mercato che ne è arbitro e regolatore in qualità e quantità. La collaborazione con il settore privato va conseguentemente fondata sulla partecipazione al disegno comune e non su incentivi i cui benefici si annullano, per gli aggravi di costo, dovuto al complesso apparato burocratico dei processi amministrativi di concessione, erogazione e controllo.
Proponiamo in questa direzione una radicale semplificazione degli strumenti operativi, con la creazione di un’unica Agenzia che si occupi di attrazione degli investimenti, e l’incentivazione dell’associazionismo degli enti locali, in particolare per la gestione associata degli sportelli unici per le attività produttive. In generale serve una decisa riduzione degli enti strumentali, per limitarli a non più di 4 o 5 enti per le funzioni essenziali di programmazione dello sviluppo economico e sociale, continuando sulla strada già intrapresa dalla Giunta regionale della riduzione degli Ato sia per la gestione dei rifiuti, sia per il ciclo idrico integrato. In prospettiva, vogliamo lavorare perché entro il 2013 si arrivi ad un’ulteriore riunificazione degli ambiti ottimali e ad una drastica semplificazione degli enti strumentali. Basta un solo Ato per la gestione dell’acqua, una sola agenzia regionale per la casa con il trasferimento delle competenze degli Ater ai comuni, possiamo ridurre il numero delle Asl, per arrivare a tagliare circa 40 enti inutili.

2° ASSE: WELFARE PER LE PERSONE
Vogliamo creare in Abruzzo un moderno welfare per le persone a dimensione regionale, un welfare della solidarietà e della cittadinanza attiva, capace di sostenere ed affiancare le persone nel loro percorso di nascita, formazione, lavoro, crescita professionale, invecchiamento. Siamo consapevoli che il nuovo assetto regionalista, il processo di federalismo fiscale che sarà avviato con le riforme in discussione sul piano nazionale, determinano una sempre maggiore competenza delle regioni in questo campo, e non vogliamo trovarci impreparati. Un Welfare imperniato su politiche attive di intervento, sulla valorizzazione del ruolo del terzo settore, della cooperazione, del volontariato, capace di mettere in campo servizi mirati per le persone, non solo è una garanzia di solidarietà e di diffusione di una cittadinanza consapevole, ma è anche un formidabile volano di crescita economica, di contrasto della povertà e di opportunità di lavoro.
E’ evidente che in Abruzzo non sarà possibile creare un moderno welfare per le persone se prima non mettiamo mano alla riforma strutturale del sistema sanitario regionale, abbattendo il debito accumulato, per liberare risorse e creare le condizioni di una sanità regionale efficiente e funzionale alla tutela effettiva del diritto alla salute.
Il centrosinistra, in questi anni, dopo la vittoria delle elezioni del 2005, ha trovato nella sanità regionale un Sistema senza regole nel pubblico e nel privato, con indirizzi delle leggi e delle intese Stato- Regioni disattesi e inapplicati, un Osservatorio epidemiologico non messo nelle condizioni di funzionare per scarsità di risorse e personale. La prima necessità è stata quella di verificare la reale dimensione del debito, che è emerso essere superiore di tre volte a quello dichiarato, per un ammontare di circa 1,4 milioni di euro. Molto è stato fatto per affrontare questa drammatica situazione. Sono state ristabilite le regole per il pubblico e con il privato, con accertamenti veri e rigorosi che hanno portato all’individuazione di 118 milioni di somme non dovute da parte delle Asl, di cui 60 nei confronti di un solo gruppo privato. E’ stata approvata la Legge n. 6 del 2007 per stabilire i criteri di appropriatezza dei ricoveri e per i regimi alternativi al ricovero, con l’obiettivo di portare il tasso di ricoveri dell’Abruzzo che oggi è del 250 per mille alla media nazionale di 149. Così come la legge sulle autorizzazioni e gli accreditamenti, per dare regole chiare rispetto alla garanzia della qualità dei livelli di assistenza.
E’ stato varato il Piano di riordino della spesa ospedaliera con l’obiettivo di ridurre, come stabilito dalle norme nazionali, dal 5,5 per mille al 4,5 per mille il numero dei posti letto per abitante. Contestualmente al Piano di riordino, sono state approvate le linee guida del Piano Sanitario.
Il nuovo Governo regionale dovrà proseguire su questa linea già tracciata, sapendo che altre scelte difficili dovranno essere compiute per rendere più rigoroso e accelerare il processo di risanamento del sistema sanitario regionale. Non basta infatti ristabilire regole severe e chiare per ciò che riguarda il rapporto pubblico-privato, dato che gran parte del debito è comunque legato agli sprechi e alle inefficienze del sistema ospedaliero pubblico e al tasso eccessivo di ospedalizzazione. Solo quindi con scelte nette, sarà possibile liberare le risorse necessarie per una profonda ristrutturazione della sanità regionale, in direzione della qualità delle prestazioni e dell’assistenza, del rispetto dei livelli essenziali di assistenza, dell’efficienza e dell’efficacia. E’ quindi ineludibile intervenire sul nodo del ripensamento del ruolo degli ospedali pubblici, con l’aziendalizzazione degli ospedali maggiori e la riconversione dei piccoli ospedali. Il sistema ospedaliero abruzzese deve puntare sull’eccellenza, in campo scientifico, medico-sanitario, tecnologico. Solo così daremo un’assistenza di qualità a chi ne ha bisogno, ridurremo il fenomeno di chi deve andare in altre regioni o persino all’estero per curarsi dalle malattie più gravi, libereremo le risorse necessarie per sviluppare i servizi sul territorio, l’assistenza domiciliare integrata, i distretti di base.
Questi sono i presupposti per l’attuazione del Piano sanitario regionale 2008-2010 che dovrà essere attuato dal nuovo governo regionale, secondo i seguenti obiettivi strategici:
· il potenziamento dell’offerta dei servizi territoriali da realizzarsi attraverso il progressivo spostamento di risorse economico-finanziarie dal macrolivello ospedaliero e con la riorganizzazione dell’assetto distrettuale;
· la ridefinizione dell’offerta ospedaliera orientata all’appropriata e tecnologicamente avanzata assistenza al paziente acuto e alla garanzia delle situazioni di emergenza- urgenza;
· il potenziamento dei servizi e degli interventi di prevenzione individuale e collettiva;
· la valorizzazione dell’intero sistema delle cure primarie, anche attraverso la promozione delle forme evolute di associazionismo medico (Unità Territoriali di Assistenza Primaria , Casa della salute, ecc.);
la sostenibilità economica del sistema a garanzia dei livelli essenziali di assistenza, attraverso una forte politica di responsabilizzazione dei generatori di spesa e una incisiva lotta agli sprechi.
L’altro pilastro di un nuovo welfare regionale è nell’integrazione socio-sanitaria. Entro il 31 dicembre dovrà essere ridotto il numero degli ambiti sociali, per farli coincidere con il numero e l’articolazione territoriale dei distretti sanitari di base; l’identità territoriale è il presupposto infatti indispensabile di una reale integrazione, non solo proclamata, tra politiche di intervento sociale e politiche di assistenza sanitaria.
Bisognerà inoltre sottoporre a revisione il Piano sociale regionale, per superare i limiti del piano precedentemente approvato con fretta e senza la necessaria condivisione con gli attori sociali e con il territorio. Le linee del nuovo piano dovranno essere la sussidiarietà verticale ed orizzontale, un maggiore protagonismo del terzo settore. Le criticità da affrontare sono; a) l’esistenza di una popolazione molto anziana, circa il 20% della popolazione ha più di 60 anni, con particolare riferimento al problema degli anziani non autosufficienti; b) l’assoluta insufficienza nella nostra regione degli asili nido e dei servizi per l’infanzia e l’adolescenza; c) questi due fattori ostacolano l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro, e determinano il fenomeno assai diffuso della famiglie mono reddito largamente esposte al dramma della povertà; d) la qualità delle prestazioni e quindi la necessità di investire in maniera consistente sulla formazione degli operatori.
Poiché l’integrazione tra politiche sanitarie e politiche di assistenza sociale sono il punto di partenza di un nuovo welfare regionale, proporremo inoltre che sia istituito, nel prossimo governo regionale, un unico Assessorato al Welfare, unendo sanità e politiche sociali.
Infine, il terzo pilastro di un nuovo welfare sono le politiche del lavoro, l’integrazione tra formazione e servizi per l’impiego. Il nuovo modello sociale europeo, proiettato verso l’economia della conoscenza, mette al primo posto la strategia per l’occupazione, la crescita del capitale umano, l’occupabilità per giovani, donne e lavoratori adulti, la diffusione delle competenze. Queste priorità in Abruzzo si pongono con particolare emergenza, a fronte di un tasso di occupazione femminile tra i più bassi in Italia, di un tasso di disoccupazione giovanile al 17% rispetto alla media regionale di poco superiore al 6%.
Proporremo una nuova Legge regionale per il lavoro, che consenta di non disperdere le risorse e una seria programmazione delle risorse comunitarie, da destinare alla creazione di poli di competitività, che a partire dall’analisi dei fabbisogni delle imprese colleghino strumenti operativi e politiche per l’orientamento, la formazione, il tirocinio. Si tratta di mettere in campo veri e propri network, con la partecipazione di banche, fondazioni, università, mondo della ricerca, imprese. In particolare, il tirocinio dovrà diventare lo strumento principe per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

3° ASSE: I TERRITORI, L’AMBIENTE
Vogliamo fare dell’Abruzzo una regione protagonista nell’era dello sviluppo sostenibile. Per la sua tradizione e per la sua configurazione la nostra regione può svolgere un ruolo leader in questo campo. Siamo convinti che il binomio qualità della vita/qualità dell’ambiente può rappresentare la vocazione fondante dell’identità abruzzese, la sua funzione in chiave europea. La regione Abruzzo ha il primato europeo per quota del territorio coperta da aree protette: un terzo. Questa sua peculiarità, una politica di valorizzazione delle risorse ambientali e della qualità dello sviluppo possono essere anche una grande occasione per attrarre investimenti e programmi comunitari, puntando anche sulla fiscalità agevolata. L’intera strategia per la valorizzazione delle risorse ambientali si nutre di progetti di investimento e azioni di cooperazione che sfruttano le opportunità finanziarie e tematiche offerte dalle iniziative attivate dall’Unione Europea.
Lo sviluppo della progettualità resta uno dei principali obiettivi in tutte le tematiche connesse alle politiche per l’ambiente: dal miglioramento della capacità di progettazione e di governo dei progetti di sviluppo sostenibile e tutela ambientale, al potenziamento delle capacità di ricerca e sviluppo e della produzione di energia rinnovabile, alla valorizzazione delle biodiversità, alla tutela e al ripopolamento faunistico degli animali a rischio, alla promozione dell’educazione ambientale, all’adozione e alla diffusione di costruzioni e tecnologie a basso impatto ambientale, alla salvaguardia idrogeologica e all’ottimizzazione dell’uso delle risorse idriche.

Inoltre, riteniamo che i territori costituiscano una risorsa per lo sviluppo, a patto di migliorarne l’attrattività attraverso politiche adeguate: efficienza ed economicità dei servizi pubblici locali, qualità dell’aria da tutelare con strumenti di monitoraggio, controllo ed intervento, efficienza della gestione dei rifiuti, ottimizzazione delle risorse idriche, disponibilità di energia.

Siamo convinti che il futuro della nostra regione è nell’unire sviluppo economico, insediamenti produttivi e qualità dell’ambiente, dell’aria, del paesaggio, valorizzazione e tutela delle risorse che il territorio esprime, conciliando industria, agricoltura, terziario.

Per queste ragioni, diciamo no all’insediamento del Centro OLI, e agiremo con il nuovo governo regionale per attivare tutte le iniziative opportune e necessarie a tal fine.

Valorizzare i territori significa anche mettere in campo una politica di coesione territoriale, valorizzare le diversità, metterle a rete e a sistema, per fare della regione un unico soggetto di sviluppo.

L’Abruzzo è l’unione di montagna, piccoli comuni, costa, zone interne, città distretto (Avezzano, Sulmona, Giulianova, Ortona, Lanciano, Vasto), città capoluogo e area metropolitana. Ciascuna di queste realtà deve esprimersi nelle sue potenzialità ed interconnettersi con le altre per poter dare vita a quella Regione Urbana diffusa che è l’Abruzzo, che solo in quanto tale, unita e coesa, può essere protagonista dell’economia della conoscenza e sostenibile, protagonista della competizione internazionale e dell’integrazione europea. Regione che a sua volta nella sua unitarietà deve collegarsi ai principali flussi di traffico internazionale delle merci e delle persone, facendone una regione cerniera tra il corridoio tirrenico e l’area adriatica, tra l’Europa continentale, i Balcani e più in generale l’Area Mediterranea, mediante una rete infrastrutturale moderna, efficiente, sostenibile.

Servono politiche ed interventi per i piccoli comuni, con particolare riferimento a quelli montani e delle zone interne, per ridurne l’isolamento, per favorirne l’inserimento nelle dinamiche economiche e culturali regionali, per aggregarli nella gestione dei servizi, al fine di migliorarne la qualità della vita.

Servono politiche urbane per rendere accessibili le città, per accelerarne l’ingresso, per facilitarne l’accoglienza, e per renderne più lenta, più socievole, più aggregante la vita interna, per farne comunità inclusive.

La modernizzazione della rete infrastrutturale è lo snodo decisivo per unire miglioramento della qualità della vita, tutela dell’ambiente, competitività del sistema economico. Il principale problema dell’Abruzzo è da questo punto di vista lo sbilanciamento del suo sistema di trasporti verso il trasporto su gomma, che rappresenta più del 90% del traffico di merci e di passeggeri, con un ingolfamento e sovraccarico della rete stradale. Occorre una drastica “cura del ferro”, con lo sviluppo delle rete ferroviaria, ed un potenziamento della rete portuale, che faccia dei porti abruzzesi un unico sistema integrato, anche attraverso la costituzione di un’Agenzia portuale. Le priorità sono, per il traffico di merci: lo sviluppo della rete portuale; lo sviluppo dell’intermodalità terrestre; l’evoluzione della logistica industriale; per il traffico passeggeri: lo sviluppo del SFMR (Servizio Metropolitano Ferroviario Regionale) coordinato con il Trasporto Pubblico Locale regionale e comunale; il potenziamento e la velocizzazione della rete ferrovieria regionale e della trasversale Pescara-Roma; politiche conseguenti e coordinate di accesso del traffico privato e potenziamento del sistema di parcheggi nelle aree urbane e metropolitane.

Per la qualità dello sviluppo e dell’ambiente della nostra regione è fondamentale l’attuazione del Piano Energetico Regionale recentemente adottato. Negli ultimi dieci anni la produzione di energia elettrica in Abruzzo è aumentata del 60%, grazie in particolare alla crescita dell’offerta di energia da fonti non rinnovabili. La percentuale di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (40% circa) – in particolare, da fonte idroelettrica ed eolica– in Abruzzo è comunque una delle più elevate tra le regioni italiane. Nonostante lo scarso livello di diversificazione delle fonti, l’Abruzzo presenta a livello nazionale primati di innovatività sia nella produzione fotovoltaica che in quella eolica. Quasi completamente assente, e attualmente solo in fase di sperimentazione, è la produzione di energia da biomasse e rifiuti.
Il settore della produzione di energia presenta notevoli opportunità di crescita nel settore delle fonti
alternative di energia (fotovoltaico, eolico, biomasse vegetali e da rifiuti) nell’ottica sia di elevare la quantità di energia disponibile (conseguendo livelli più elevati di autosufficienza e/o di sostituzione delle fonti non rinnovabili) che la sua qualità sulla strada di uno sviluppo maggiormente sostenibile.
Una maggiore autosufficienza energetica avrebbe ricadute positive anche sulla competitività del sistema produttivo regionale.


I DIECI OBIETTIVI STRATEGICI

1. ACCOMPAGNARE LA NASCITA E LA CRESCITA DELLE IMPRESE. UNA LEGGE REGIONALE PER LA RICERCA E L’INNOVAZIONE.
Vogliamo accompagnare la nascita e la crescita delle imprese della nostra regione. E’ necessario approvare una legge quadro per la ricerca e l’innovazione, mettere in campo politiche per l’accesso al credito, per la promozione del Marchio Abruzzo. Attraverso la crescita dimensionale, l’internazionalizzazione, l’innovazione di processo e di prodotto delle nostre imprese possiamo far crescere il tasso di competitività del nostro sistema produttivo.
2. PORTARE IL TASSO DI OCCUPAZIONE ABRUZZESE DAL 57% AL 70%, SECONDO IL PIANO DI LISBONA.
Dobbiamo far crescere soprattutto l’occupazione femminile, particolarmente bassa, attraverso leggi ed incentivi ad hoc delle imprese che assumono donne, politiche che consentano di conciliare cura famigliare e lavoro, aumentando il numero degli asili nido e i servizi per le famiglia, l’assistenza degli anziani. Punteremo sul tirocinio, d’intesa con il sistema imprenditoriale, come strumento fondamentale per l’inserimento dei giovani, mediante accordi tra imprese, scuole e università da incentivare con una nuova Legge regionale sul lavoro.
3. ISTITUIRE UN’AGENZIA UNICA PER LO SVILUPPO E L’ATTRAZIONE DEGLI INVESTIMENTI.
Occorre superare l’attuale situazione di frammentazione di strumenti ed enti che si occupano di politiche di sviluppo e di insediamento produttivo, a fronte della mancanza di uno strumento che si occupi realmente di attrazione degli investimenti e di marketing territoriale. Proponiamo di superare i consorzi industriali, attribuendone le competenze alle Province e ai Comuni, puntare sull’associazionismo spontaneo tra gli enti locali sul modello dei patti territoriali, superando così anche l’esperienza dei distretti, e costituire un’unica Agenzia per lo sviluppo, con competenza sulle politiche di attrazione degli investimenti e di coordinamento delle politiche dello sviluppo territoriale.
4. CONSENTIRE ALLE GIOVANI COPPIE DI REALIZZARE CASE DI PROPRIETA’.
La mancanza di case, le ristrettezze e l’inaccessibilità del mercato dell’affitto sono un problema molto sentito dagli abruzzesi ed in particolare per le giovani coppie. In Abruzzo mancano 10 mila abitazioni per soddisfare i bisogni della nostra popolazione. Proponiamo una legge per l’autocostruzione delle case di proprietà. La Regione e i Comuni interessati concedono a titolo gratuito il diritto di superficie su aree in cui realizzare alloggi da destinare a nuclei famigliari, privi di case di proprietà ovvero in usufrutto, uso o abitazione. Non solo, gli enti provvederanno a predisporre a proprie spese anche i progetti esecutivi per la costruzione di fabbricati, agendo da “stazioni appaltanti”, e a svolgere un’opera di sensibilizzazione e intermediazione presso istituti bancari che risulteranno interessati all’iniziativa.
5. RIDURRE LE ALIQUOTE FISCALI, ATTRAVERSO LA RIDUZIONE DELLE ADDIZIONALI ENTRO IL 2010
Oggi il principale fattore di ostacolo all’insediamento di imprese nella nostra regione e di fuga degli investimenti è rappresentato dall’eccessivo livello dell’imposizione fiscale della nostra regione, a causa delle addizionali sulle aliquote fiscali che vanno a coprire il debito sanitario regionale. Ci proponiamo di ridurre le addizionali sulle aliquote fiscali entro il 2010 attraverso l’accelerazione, la verifica rigorosa sugli obiettivi del piano di rientro del debito sanitario e attraverso una politica drastica di contenimento e riduzione della spesa pubblica regionale, a partire dall’eliminazione degli enti regionali inutili ed il mantenimento esclusivamente di quelli che operano secondo efficacia ed economicità e ricoprono funzioni effettivamente essenziali per lo sviluppo regionale e l’interesse dei cittadini.
6. RIFORMARE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PER REALIZZARE UNA REGIONE VICINA E FACILE. RIDURRE A NON + DI 5 GLI ENTI STRUMENTALI REGIONALI, ABOLIRNE CIRCA 40.
Occorre un forte snellimento delle procedure della pubblica amministrazione regionale e locale, con la diffusione e il funzionamento a pieno regime dei SUAP(sportelli unici per le attività produttive), l’informatizzazione degli uffici. Vogliamo portare a compimento il processo di decentramento delle funzioni e delle competenze, secondo il modello di una Regione che legifera e programma, e gli Enti locali che gestiscono ed amministrano. Vogliamo eliminare in cinque anni circa 40 enti inutili, ridurre a non più di 5 i grandi enti strumentali regionali, limitandoli alle funzioni di programmazione regionale essenziali.
7. MODERNIZZARE LA RETE INFRASTRUTTURALE, CON UNA “CURA DEL FERRO”. APPROVARE IL PIANO DEI TRASPORTI.
Pensiamo ad una legge obiettivo regionale per realizzare le infrastrutture essenziali di cui la nostra regione ha bisogno nei prossimi 5 anni. La nostra regione ha bisogno di spostare massicciamente il trasporto di passeggeri e merci dalla gomma al ferro, con il potenziamento e l’accelerazione della linea ferroviaria Pescara-Roma, la realizzazione della SFMR, con lo sviluppo dell’intermodalità ed il coordinamento con il trasporto pubblico locale. A tal fine è necessario approvare finalmente il Piano regionale dei trasporti. Occorre puntare infine sul potenziamento ed il coordinamenro del sistema portuale, con la creazione di un’Agenzia portuale.
8. FARE DELL’ABRUZZO UNA MODERNA ECONOMIA DELLA CONOSCENZA: PIU’ SAPERE, PIU’ OPPORTUNITA’. ISTITUIREMO UN PRESTITO D’ONORE PER GLI STUDENTI. AUMENTEREMO LE BORSE DI STUDIO ED IL NUMERO DI LAUREATI.
La sfida del futuro per l’Abruzzo è entrare a pieno titolo nell’economia della conoscenza, costruire un welfare del sapere. Approveremo una nuova Legge regionale per il diritto allo studio, con l’obiettivo di raddoppiare le borse di studio e istituire un prestito d’onore per gli studenti con cui finanziare le spese per gli studi universitari, per master o scuole di specializzazione. Vogliamo far crescere il numero di laureati, fino alla percentuale sulla popolazione pari a quella media delle regioni più avanzate. Puntiamo inoltre sulla nascita di un sistema di Formazione Tecnica Superiore, all’aumento del numero di lavoratori adulti coinvolti nella formazione continua e permanente.
9. ATTUARE IL PIANO SANITARIO 2008-2010. UN ASSESSORATO AL WELFARE PER INTEGRARE SOCIALE E SANITA’.
Per realizzare una riforma strutturale del sistema sanitario occorre completare e accelerare il Piano di rientro dai debiti, affrontare il nodo della riconversione dei piccoli ospedali, attuare l’integrazione socio-sanitaria con la riduzione del numero di ambiti sociali e la loro coincidenza con i distretti sanitari di base. Vogliamo puntare sull’eccellenza nel campo ospedaliero, e sul potenziamento dei servizi sul territorio e dei distretti di base. Proponiamo un unico Assessorato al Welfare, che unisca politiche sanitarie e politiche sociali.
10. ATTUARE IL PIANO ENERGETICO REGIONALE E IL PIANO RIFIUTI. FARE DELL’ABRUZZO UN PROTAGONISTA DELL’ECONOMIA SOSTENIBILE.
Vogliamo fare della qualità dell’ambiente la funzione europea della regione Abruzzo, armonizzando politiche di sviluppo per gli insediamenti produttivi e qualità dell’aria, dei paesaggi, dei territori. Per questo diciamo no al Centro Oli. Per questo vogliamo puntare sull’ottimizzazione del ciclo idrico, sul controllo e sul monitoraggio della qualità dell’aria, vogliamo dare attuazione al Piano dei rifiuti per superare le attuali criticità del nostro sistema. E’ infine decisivo per la competitività dell’economia abruzzese, accrescerne il grado di autosufficienza energetica con l’attuazione del Piano regionale.

I DIECI PUNTI DEL PATTO ETICO
Proponiamo a tutte le forze di centro-sinistra, alla nuova larga e durevole alleanza che vogliamo costruire un “decalogo”, da discutere insieme, per un Patto Etico che assicuri trasparenza, legalità, affidabilità delle classi dirigenti regionali.

1. Il futuro Governo regionale affiderà tutti i servizi pubblici a rilevanza regionale mediante gare ad evidenza pubblica.

2. La scelta dei Direttori generali, dei Direttori amministrativi e dei Direttori sanitari deve essere depoliticizzata e sottratta alla discrezionalità della politica, per essere affidata ad una selezione imparziale ed oggettiva esclusivamente secondo criteri di capacità e di merito. Proponiamo che la loro nomina sia affidata ad una procedura di valutazione e di designazione da parte del Consiglio dei Sanitari, effettuata sulla base dei curricula, fermo restando il potere di nomina da parte del Presidente della Giunta regionale come stabilito dalla legge.

3. Stabiliremo che gli amministratori delle società pubbliche o miste di nomina regionale non percepiscano indennità nel primo anno di attività. L’indennità sarà fissata ed erogata dopo il primo esercizio, a Bilancio consuntivo approvato, sulla base dei risultati ottenuti, giudicati da un Nucleo di Valutazione composto dai presidenti regionali degli Ordini professionali.

4. Vogliamo ridurre le indennità dei consiglieri regionali, e restituire alla loro funzione il valore di servizio alla collettività disinteressato e generoso. Riteniamo che le indennità dei consiglieri non debbano essere più parametrate alla condizione del magistrato di Cassazione, ma a quella dei Presidenti di Provincia e dei Sindaci dei Comuni capoluogo.

5. Tutti i consiglieri regionali saranno obbligati ogni tre mesi a rendicontare quanto hanno fatto per il territorio e per la regione, quante leggi regionali innovative hanno presentato, quanti provvedimenti hanno proposto per l’interesse generale della comunità, mediante la convocazione di Assemblee pubbliche aperte a tutti i cittadini, presso la sala della Provincia di appartenenza. Stabiliremo per legge penalità per chi non adempie tale obbligo, dalla riduzione proporzionale della indennità alla sanzione mediante biasimo nella prima seduta utile del Consiglio, fino alla non ricandidabilità.

6. Introdurremo nella legge elettorale regionale il limite di due legislature consecutive per la ricandidabilità dei consiglieri regionali, come avviene per i Sindaci e i Presidenti di Provincia.

7. Limiteremo la pratica dei cambi di “casacca” politica e di partito secondo le convenienze, chiedendo l’impegno solenne dei partiti a non candidare nelle proprie liste chi durante la legislatura cambia gruppo consigliare di appartenenza. Per quanto ci riguarda, lo stabiliremo come regola nel nostro Statuto regionale.

8. Proponiamo di vietare per legge, anche con la necessaria modifica dello Statuto della Regione Abruzzo, la costituzione di Gruppi consigliari, che non corrispondano a liste presentate alla competizione elettorale regionale, e quindi di gruppi politici e consigliari non sottoposti al vaglio dei cittadini.

9. Proponiamo di istituire un’Anagrafe patrimoniale degli eletti, degli amministratori e dei dirigenti regionali dei partiti presenti nell’Amministrazione regionale.

10. Stabiliremo l’obbligo tassativo di rendere conoscibili, mediante la pubblicazione sul portale della Regione Abruzzo, tutte le proposte di decisione e le decisioni adottate dal Consiglio, dall’Ente Regione e da tutti gli Enti controllati dalla Regione Abruzzo.

domenica 28 settembre 2008

Nota sulla legge antisindaci

SEGRETERIA REGIONALE
PARTITO DEMOCRATICO D’ABRUZZO
Pescara, via Lungaterno sud 76
Tel.085-65518
info@pdabruzzo.it
www.pdabruzzo.it
www.primariepdabruzzo.ilcannocchiale.it


NOTA della Segreteria regionale del Partito Democratico d’Abruzzo: Siamo contrari ad ogni ipotesi rinvio del voto. Il Consiglio regionale si impegni affinché la legge antisindaci sia modificata a partire dal 2013.

Il Partito Democratico d’Abruzzo in queste settimane intense sta operando con alcune priorità molto chiare e ben definite: elaborare un’Agenda programmatica per l’Abruzzo, in grado di far ripartire la crescita e lo sviluppo, che sarà presentata il 3 ottobre nella manifestazione che si terrà a Pescara presso il Cinema S.Andrea; costruire una nuova larga e durevole alleanza ; dare alla Regione con il voto del 30 novembre un nuovo governo all’altezza delle sfide che ci attendono ed una nuova classe dirigente che, per quel che ci riguarda, sarà scelta con le primarie del 19 ottobre aperte a tutti i cittadini.

Dopo la grave crisi istituzionale apertasi nella nostra regione, siamo stati da subito favorevoli al ricorso immediato alle urne, e abbiamo chiesto al Presidente reggente della Giunta regionale, dirigente del nostro partito, di adoperarsi in questa direzione, così come è stato fatto fissando le elezioni per il 30 novembre, prima data utile in base alle norme di legge vigenti. Non abbiamo cambiato idea e siamo contrari ad ogni ipotesi di rinvio.

Allo stesso tempo, siamo impegnati per consegnare all’Abruzzo e alle generazioni che seguiranno regole istitituzionali e democratiche in cui tutta la comunità regionale possa riconoscersi, ritrovando coesione e condivisione, e che possano ridare stabilità e credibilità all’istituto regione. Per questo eravamo favorevoli ad una modifica delle cosiddetta legge antisindaci, come chiesto dall’Anci Abruzzo, che rimuovesse una palese ingiustizia nei confronti di tanti validi amministratori e dei cittadini che si riconoscono nel loro lavoro al servizio della collettività. Riteniamo importante che l’Aula consigliare e la comunità politica che in essa è rappresentata ne discutano, trovando le soluzioni più opportune perché tale ingiustizia sia rimossa a partire dal 2013, anche attraverso una formale manifestazione di volontà del Consiglio a modificare la legge nella prossima legislatura.

Ciò non comporterà alcun rinvio del voto e sarebbe un segnale positivo di unità della classe dirigente politica in un momento così difficile della nostra vita istituzionale.



Segreteria regionale PD Abruzzo

sabato 27 settembre 2008

Mozione proposta dal Partito Democratico d'Abruzzo per il voto di preferenza

MOZIONE: Sulla necessità di mantenere e ripristinare nei sistemi elettorali il voto di preferenza

IL CONSIGLIO COMUNALE DI .....................................

RICHIAMATO il dibattito in merito alla volontà del governo di modificare l’attuale sistema di voto per le elezioni europee, prevedendo un’alta soglia di sbarramento nonché l’eliminazione del voto di preferenza;
RITENUTO che il sistema di voto con liste bloccate, e con l’elezione in ordine di lista, già sperimentato anche nelle recenti elezioni politiche per la Camera dei Deputati, consegna ai vertici dei partiti il potere pressoché assoluto di predeterminare la scelta della classe dirigente, mortificando e impedendo il diritto dei cittadini a una partecipazione effettiva, e alla possibilità di scelta diretta, dando una spinta all’allontanamento degli elettori dalla politica, aumentandone la disaffezione, così negando il valore della partecipazione democratica;
RITENUTO altresì che le possibili distorsioni legate ai costi del voto di preferenza possono essere scongiurate con rigorose regole di controllo dei tetti di spesa e sulle norme di comportamento;
INVITA
Il Sindaco e la Giunta
- ad attivare un tavolo di confronto con i parlamentari eletti nel Collegio dell’Abruzzo al fine di promuovere le opportune iniziative nei confronti del Governo e del Parlamento, finalizzate:
a non apportare modifiche al sistema di voto europeo che esproprino i cittadini del diritto di scegliere, con il loro voto di preferenza, i deputati da eleggere, nonché ad evitare la determinazione di soglie di sbarramento troppo alte, mirate non a ridurre, giustamente, un’eccessiva frammentazione, bensì tali da restringere in maniera irragionevole ed eccessiva la rappresentanza democratica delle culture e delle sensibilità presenti nella società italiana
alla reintroduzione del voto di preferenza per le elezioni politiche, o comunque a garantire all’elettore il diritto-dovere di scegliere il loro rappresentante in parlamento.

venerdì 26 settembre 2008

REGOLAMENTO QUADRO PER LE ELEZIONI PRIMARIE DEL PARTITO DEMOCRATICO D'ABRUZZO

REGOLAMENTO QUADRO PER LE ELEZIONI PRIMARIE DEL
PARTITO DEMOCRATICO D’ABRUZZO
APPROVATO DALLA ASSEMBLEA REGIONALE
Pescara - 24 settembre 2008
Articolo 1
(Premessa)
Il presente regolamento, in conformità con gli statuti nazionale e regionale, ed in attuazione del regolamento quadro per la selezione delle candidature alle cariche istituzionali, approvato dalla Direzione nazionale del 15 luglio 2008, disciplina per quanto di competenza lo svolgimento delle elezioni primarie promosse dal Partito Democratico d’Abruzzo
La selezione del candidato a Presidente della Giunta regionale e dei candidati alla carica di consigliere regionale avviene da parte del Partito democratico d’Abruzzo con il metodo delle primarie, secondo quanto disciplinato dal presente regolamento. I tempi per lo svolgimento delle primarie saranno decisi dal Coordinamento politico regionale, in base a quanto previsto dal Regolamento quadro nazionale per la selezione delle candidature. In via eccezionale, i tempi per lo svolgimento delle primarie per la selezione delle candidature alle elezioni regionali ed amministrative del 2008 e del 2009, e gli adempimenti necessari al loro svolgimento, sono stabiliti dagli articoli successivi del presente regolamento.
Il Partito Democratico d’Abruzzo si impegna, nell’ambito della propria autonomia decisionale, ad utilizzare per la selezione delle candidature alle cariche istituzionali per il Parlamento nazionale ed europeo, indipendentemente dal sistema elettorale adottato, il metodo delle primarie in analogia con quanto previsto nel presente regolamento per la selezione delle candidature alle elezioni regionali, secondo i criteri indicati dall’art.19 dello Statuto nazionale.
Il presente regolamento si ispira ai principi fondamentali di democrazia interna stabiliti nello Statuto nazionale del PD . In particolare, fa riferimento ai seguenti principi contenuti nell’art.1:
a) Il Partito Democratico si impegna e rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla piena partecipazione politica delle donne. Favorisce la parità fra i generi nelle candidature per le assemblee elettive e persegue l’obiettivo del raggiungimento della parità fra uomini e donne anche per le cariche monocratiche istituzionali ed interne. Il Partito Democratico assicura le risorse finanziarie al fine di promuovere la partecipazione attiva delle donne alla politica.
b) Il Partito Democratico promuove la partecipazione politica delle giovani donne e dei giovani uomini, delle cittadine e dei cittadini dell’Unione Europea residenti ovvero delle cittadine e dei cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno, garantendo pari opportunità a tutti e a tutti i livelli.
c) Il Partito Democratico promuove la trasparenza e il ricambio nelle cariche politiche e istituzionali. Le candidature e gli incarichi sono regolate dal Codice etico del partito e dalle norme statutarie che, ad ogni livello organizzativo e per ogni ambito istituzionale, rendono gli incarichi contendibili, oltre a fissare un limite al cumulo e al rinnovo dei mandati. Devono attenersi al medesimo Codice etico gli eletti nelle istituzioni iscritti al Partito Democratico in occasione delle nomine o proposte di designazione che ad essi competono, ispirandosi ai criteri del merito e della competenza, rigorosamente accertati.
4. Per quanto non espressamente previsto dal presente regolamento si fa riferimento alle norme degli statuti nazionale e regionale, del Codice etico nazionale e al Regolamento quadro nazionale per la selezione delle candidature.
Articolo 2
(Primarie per le elezioni amministrative)
1. Le assemblee di ciascun livello interessato dalle elezioni amministrative eleggono, entro il 30 ottobre, il Comitato organizzatore delle primarie, di cui all'articolo 3 comma 1 del regolamento quadro nazionale. I compiti e le responsabilità del Comitato organizzatore sono disciplinati dall'articolo 3 commi 2 e 3 del regolamento quadro nazionale.
2. Il sindaco o presidente di provincia uscente, quando risulti rieleggibile a norma di legge e nel rispetto dei requisiti richiesti dagli statuti nazionale e regionale, ed ai sensi dell'articolo 4 comma 2 del regolamento quadro nazionale, comunica, in forma scritta al Comitato organizzatore del livello corrispondente, entro e non oltre il 30 ottobre, la disponibilità a ricandidarsi.
3. Qualora il sindaco o il presidente di provincia uscente, al termine del primo mandato, avanzi nuovamente la propria candidatura, essa è da considerarsi immediatamente valida senza essere accompagnata da alcuna sottoscrizione a sostegno.
4. Qualora il sindaco o presidente di provincia uscente, al termine del primo mandato, avanzi nuovamente la propria candidatura, le candidature alternative di cittadini che si dichiarano elettori del Partito Democratico, possono essere presentate con il quorum minimo di sottoscrizione previsto dall' articolo 4, comma 4 del regolamento quadro nazionale.
5. Nel caso in cui, per qualsiasi motivo, non vi sia la conferma della candidatura del sindaco o del presidente di provincia uscente, le nuove candidature a sindaco o a presidente di provincia, di cittadini che si dichiarano elettori del Partito Democratico, possono essere avanzate, ai sensi dell'articolo 4 comma 3 del regolamento quadro nazionale.
6. I termini temporali per la sottoscrizione delle candidature a sindaco e a presidente di provincia, secondo le modalità stabilite nel Regolamento quadro nazionale all’art.4 commi 5-14, saranno stabiliti successivamente al 30 novembre con deliberazione del Coordinamento politico regionale, entro e non oltre il 31 gennaio 2009.
Articolo 3
(Convocazione delle primarie per la selezione
delle candidature alle elezioni regionali)
1. Le elezioni primarie del Partito Democratico d’Abruzzo per la selezione delle candidature alle elezioni regionali del 30 novembre 2008 sono convocate per domenica 19 ottobre 2008. I seggi rimarranno aperti dalle ore 8 alle ore 21.
Articolo 4
(Comitati organizzatori)
1. L’Assemblea regionale elegge entro il 25 settembre il Comitato organizzatore regionale secondo l’art.3 comma 1 del regolamento quadro nazionale
2. I coordinamenti provinciali eleggono entro i 5 giorni successivi il Comitato organizzatore provinciale
Articolo 5
(Primarie per la scelta del candidato Presidente della Giunta regionale)
Le candidature a Presidente della Giunta regionale di cittadini che si dichiarino elettori del Partito Democratico possono essere avanzate ai sensi dell’art. 4 comma 3 del regolamento quadro nazionale.
Le sottoscrizioni a sostegno della candidatura a presidente della Giunta regionale possono essere raccolte dalla data di approvazione del regolamento fino alla data del 9 ottobre, salvo diversa decisione presa in sede di coalizione.
Le candidature devono essere consegnate in forma scritta al comitato organizzatore regionale pena l’annullamento della candidatura, entro il 10 ottobre. Il Comitato organizzatore procede alla verifica della documentazione con le modalità di cui all’articolo 4 del regolamento quadro nazionale.
Il Collegio dei garanti regionale esaurisce l’esame di eventuali ricorsi entro e non oltre il 12 ottobre, in modo che entro e non oltre le 24 ore successive il Comitato organizzatore regionale possa procedere al sorteggio di cui all’art. 4 comma 14 del regolamento quadro nazionale.
In caso di svolgimento di primarie di coalizione, le cui regole saranno stabilite con i partiti alleati, il P.D. d’Abruzzo parteciperà con un proprio candidato espresso sulla base del presente regolamento. Il Partito potrà altresì deliberare di sostenere un candidato di un altro partito con maggioranza del 60% del Coordinamento politico regionale ovvero dell’Assemblea regionale.L’Assemblea regionale può stabilire eventuali altre forme di ampia consultazione, che verranno sottoposte alla Direzione Nazionale.
Articolo 6
(Primarie per la selezione delle candidature al consiglio regionale)
Le candidature alle elezioni primarie per la carica di consigliere regionale sono avanzate entro la data del 5 ottobre.
Le candidature devono essere consegnate in forma scritta al comitato organizzatore provinciale pena l’annullamento della candidatura, entro il 6 ottobre. Il Comitato organizzatore provinciale procede alla verifica della documentazione con le modalità di cui all’articolo 4 del regolamento quadro nazionale.
Il Comitato organizzatore provinciale trasmette entro le 48 ore successive, come integrata dall’Assemblea provinciale la lista dei candidati al Collegio dei garanti regionale e al Comitato organizzatore regionale per gli adempimenti necessari. Il Collegio dei garanti regionale esaurisce l’esame di eventuali ricorsi entro e non oltre il 10 ottobre, in modo che entro e non oltre le 24 ore successive il Comitato organizzatore regionale possa procedere alla convalida delle liste e al sorteggio dell’ordine dei candidati per ciascun collegio provinciale.
Le candidature alle elezioni primarie per la carica di consigliere regionale devono essere presentate da un minimo di 5 ad un massimo di 10 componenti l’Assemblea provinciale ovvero da un minimo di 50 ad un massimo di 75 elettori. Le sottoscrizioni devono essere raccolte su appositi moduli predisposti dal Comitato organizzatore e accompagnate da una dichiarazione di accettazione, da un curriculum contenente le competenze e le esperienze professionali, amministrative e politiche del candidato. Le sottoscrizioni non hanno bisogno di autenticazione e si ritengono valide se raccolte in presenza di iscritti al PD che ricoprono uno dei seguenti incarichi:
Parlamentare Nazionale
Consigliere o Assessore Regionale
Presidenti di Provincia
Sindaci
Consigliere o Assessore Provinciale
Consigliere o Assessore Comunale
Consigliere di Quartiere
I citati eletti, iscritti al PD, provvederanno a vidimare le firme raccolte in loro presenza.
Ciascun elettore o componente dell’Assemblea provinciale può sottoscrivere una sola proposta di candidatura.
Articolo 7
(Requisiti per la candidatura alle elezioni primarie
per la carica di consigliere regionale)
Possono essere candidati alle primarie per la selezione dei candidati a consigliere regionale i cittadini che si dichiarino elettori del PD in possesso dei requisiti di legge previsti, la cui candidatura non sia in contrasto con il Codice etico nazionale del PD, che sottoscrivano il manifesto programmatico del PD d’Abruzzo, e che siano in regola a pena di inammissibilità con tutti i versamenti previsti per gli amministratori e gli eletti del PD d’Abruzzo come da attestazione del Tesoriere competente.
Non è ricandidabile per la carica di consigliere regionale chi ha ricoperto detta carica per la durata di due mandati consecutivi, salvo deroga deliberata dai due terzi dell’Assemblea regionale, secondo quanto stabilisce l’art.21 commi 6, 7 e 8 dello Statuto regionale.
Chi si candida alle elezioni primarie del Partito Democratico si impegna a non essere candidato in altre liste presentate alle elezioni regionali del 30 novembre, pena la sua sospensione dagli organi dirigenti del partito e la incandidabilità per altri incarichi istituzionali da parte del PD.
Articolo 8
(Criteri per lo svolgimento delle elezioni primarie su base provinciale)
Per lo svolgimento delle primarie nella selezione dei candidati a consigliere regionale, le Assemblee provinciali possono suddividere il collegio circoscrizionale provinciale in più ambiti territoriali ed assegnano a ciascun ambito un numero di candidati da indicare per le elezioni regionali del 30 novembre, tenuto conto della proporzione con il numero di abitanti.
Per ogni ambito territoriale in cui è suddiviso il collegio circoscrizionale deve essere presentato un numero di candidati per le primarie superiore di almeno la metà al numero di candidati assegnato. In caso di ambito unico, si fa riferimento al numero di candidati della lista per le elezioni regionali.
Le Assemblee provinciali possono decidere, entro la data del 5 ottobre, di riservarsi con maggioranza qualificata l’indicazione di un numero di candidati fino ad un massimo pari al 25% della lista delle elezioni regionali.
Le Assemblee provinciali a maggioranza possono, entro la data del 5 ottobre, integrare le liste di candidati alle primarie in modo da rispettare il numero minimo di candidati per le primarie fissato nel punto 2, ottenere un adeguato equilibrio tra i territori, una rappresentanza di genere e di giovani tra i 18 e i 34 anni come previsto ai successivi punti 6 e 7.
I candidati sono assegnati a ciascun ambito territoriale, in base al luogo di residenza. I candidati possono optare per un altro ambito in cui svolgano abitualmente la propria attività lavorativa o di studio.
In ciascun ambito territoriale nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati della lista per le primarie; in caso di quoziente frazionario si procede all'arrotondamento all'unità più vicina.
In ciascun collegio circoscrizionale dovrà essere presente almeno il 10% di candidati alle primarie compresi tra i 18 e i 34 anni.
I coordinamenti provinciali possono stabilire norme di salvaguardia volte a garantire la rappresentanza delle città capoluogo o di particolari aree delle zone interne.
I coordinamenti provinciali si impegnano ad assicurare che nella composizione delle liste dei candidati alle primarie sia assicurato la adeguata rappresentanza del pluralismo interno culturale e politico.
I Comitati organizzatori provinciali trasmettono al Comitato regionale la lista dei candidati con la suddivisione in ambiti e l’assegnazione dei candidati da indicare per ciascun ambito, nei termini previsti dall’art.6 del presente regolamento.
Le assemblee provinciali entro 5 giorni dall’approvazione del presente regolamento approvano un regolamento attuativo, per disciplinare quanto di propria competenza.
Articolo 9
(Elettori ed espressione del voto)
Alle primarie possono partecipare tutti gli elettori registrati nell’Albo del PD nonché coloro che intendono registrarsi anche al momento del voto, secondo quanto prevede lo Statuto nazionale. Per esercitare il voto è necessario presentare al proprio seggio la carta di identità valida, la tessera elettorale e/o il certificato di socio fondatore, e contribuire con 1 euro all’organizzazione delle Primarie.
Ciascun elettore può indicare una sola preferenza tra i candidati presenti nella lista presentata nell’ambito territoriale ovvero nel collegio circoscrizionale in caso di ambito unico. A ciascun elettore viene consegnata nel seggio una scheda con nome e cognome dei candidati presenti nell’ambito territoriale ovvero nel collegio circoscrizionale in caso di ambito unico. Il voto si esprime tracciando una croce sul nominativo del candidato prescelto.
L’elettore potrà indicare, in un apposito spazio riportato sulla scheda, al di fuori della lista presentata nell’ambito territoriale ovvero nel collegio circoscrizionale in caso di ambito unico, un ulteriore nominativo scelto tra cittadini che abbiano i requisiti previsti dall’art. 7 del presente regolamento, ovvero, salvo diversa decisione dell’Assemblea provinciale nel regolamento attuativo, un candidato presente nelle liste di altri ambiti territoriali. Il candidato così eventualmente scelto, che non sia presente nelle liste approvate dall’Assemblea provinciale, dovrà dichiarare di accettare la candidatura alle elezioni regionali, sottoscrivendo il manifesto programmatico del PD Abruzzo.
Articolo 10
(Modalità di scelta)
1. Risultano candidati alle elezioni regionali coloro che hanno ottenuto più indicazioni di scelta in base alla graduatoria di ciascun ambito territoriale e al numero di candidati ad esso assegnati. I candidati indicati al di fuori della lista presentata dall’Assemblea provinciale sono classificati nell’ambito in cui hanno il luogo di residenza
2. Nella lista dei candidati di ciascuna circoscrizione, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al settanta per cento dei candidati, in caso di quoziente frazionario si procede all'arrotondamento all'unità più vicina.
3. In caso ciò non si verifichi, tale obiettivo è garantito attraverso lo scorrimento della lista di candidati per ciascun ambito territoriale composta in base al numero di indicazioni riportate, fino al raggiungimento della quota prevista nel punto precedente.
4. In caso di parità di indicazione tra candidati nella graduatoria, se la parità è tra candidati di sesso diverso si darà priorità all’obiettivo della parità di genere; altrimenti, sarà l’Assemblea provinciale a decidere a maggioranza sulla base dei curricula presentati.
5. I presidenti di seggio e gli scrutatori, terminate le operazioni di voto, provvedono allo scrutinio dei voti, comunicando i risultati ai Comitati organizzatori provinciali. I Comitati organizzatori provinciali trasmettono al Comitato organizzatore regionale i risultati e le graduatorie dei candidati per ciascun ambito, ai fini della proclamazione dei candidati alle elezioni regionali.
Articolo 11
(Norme di autodisciplina)
Non è consentito presentare la propria candidatura alle elezioni primarie in più collegi circoscrizionali.
Il comportamento dei candidati deve essere ispirato a criteri di sobrietà, correttezza e rispetto del partito e di ogni altro soggetto coinvolto.
Non sono in ogni caso ammesse da parte di ogni singolo candidato le spedizioni postali, e la pubblicazione a pagamento di messaggi pubblicitari o di propaganda elettorale su mezzi radiotelevisivi, testate giornalistiche o altri organi di stampa e informazione.
La Commissione regionale di garanzia può proporre l’esclusione dalla lista del Pd alle elezioni regionali di coloro che abbiano violato i precedenti punti 2 e 3 su istanza dei Comitati organizzatori provinciali e regionale, ovvero degli elettori registrati nell’Albo del PD.
Articolo 12
(Compiti dei Comitati organizzatori)
I Comitati organizzatori provvedono alle attività di pubblicizzazione delle primarie e a fornire un’adeguata informazione ai cittadini sul loro svolgimento.
I Comitati Organizzatori: sovrintendono allo svolgimento dei lavori; supervisionano il corretto svolgimento delle operazioni; predispongono la modulistica per la raccolta delle firme; accerta i requisiti di ammissione delle candidature e la validità delle firme raccolte; ufficializzano la lista dei Candidati ammessi e non ammessi e la rendono pubblica mediante affissione presso le sedi del PD. I Comitati Organizzatori inoltre: definiscono i Seggi elettorali; nominano scrutatori e Presidente di seggio; predispongono il materiale necessario allo svolgimento delle Primarie; definiscono la localizzazione dei seggi; predispongono la stampa, la consegna e il ritiro della modulistica relativa all’esercizio del voto; forniscono i moduli di ricevuta dei contributi economici versati dagli elettori; raccolgono i fondi e li contabilizzano. La carica di componente del Comitato Organizzatore, componente del Comitato dei Garanti nazionale, regionale o provinciale, e di candidato alle Primarie sono tra di loro incompatibili.

STATUTO REGIONALE DEL PARTITO DEMOCRATICO D'ABRUZZO

STATUTO REGIONALE
PARTITO DEMOCRATICO D’ABRUZZO





APPROVATO DALLA ASSEMBLEA REGIONALE
L’Aquila - 15 settembre 2008






CAPO I
PRINCIPI COSTITUTIVI

Art.1
(Principi e autonomia)

1. Il Partito Democratico d’Abruzzo si costituisce sulla base del Manifesto dei valori, dello Statuto nazionale e del Codice Etico approvati dall’Assemblea costituente nazionale. In particolare, si ispira ai principi di democrazia interna stabiliti dall’art.1 dello Statuto nazionale. Il Partito Democratico d’Abruzzo promuove le pari opportunità, sia nella società che nella sua vita democratica, tra donne e uomini, tra generazioni diverse, indipendentemente dalle condizioni sociali, culturali e di reddito, dall’appartenenza di fede, nazionalità, etnia, orientamento sessuale. Il suo obiettivo è favorire la più ampia partecipazione dei cittadini alla vita sociale, politica e civile della Regione.

2. Il Partito Democratico d’Abruzzo si dota di uno Statuto che ne disciplina l’attività nel proprio ambito territoriale e ne regolamenta l’autonomia politica, programmatica, organizzativa e finanziaria, in tutte le materie che lo Statuto nazionale non riservi alla potestà degli organi nazionali (art.11, c.1 e art.12 c.1 Statuto nazionale).

3. Il Partito Democratico d’Abruzzo si ispira nella sua condotta e nella sua azione politica ai valori e ai principi inscritti nella Costituzione repubblicana. La sua cultura politica e il suo patrimonio ideale traggono origine dalla Resistenza antifascista, che ha avuto nella nostra regione un forte protagonismo rappresentato dalla storia di importanti formazioni partigiane operanti sul territorio regionale come la Brigata Maiella, dallo straordinario e generoso impegno di solidarietà e assistenza della popolazione civile abruzzese ai rifugiati, ai partigiani, ai militari alleati e ai perseguitati dal nazifascismo; dall’eredità di idee e valori costituita dalle forze democratiche e riformiste, che sono state artefici principali della crescita e del progresso dell’Abruzzo dal dopoguerra ad oggi: il movimento operaio e contadino, il cattolicesimo democratico, la tradizione laica e liberale, il socialismo riformista, l’ambientalismo, i movimenti per i diritti delle donne. Il Partito democratico d’Abruzzo, aprendosi al contributo indispensabile delle nuove generazioni, vuole costruire l’Abruzzo del Nuovo Secolo e dare il suo apporto per unire il Paese, nell’ambito dell’Unione Europea, abbattendo i vecchi steccati tra credenti e non credenti, Nord e Sud, lavoro e impresa, riconoscendo il valore insopprimibile del pluralismo culturale, religioso, sociale e politico.

4. I soggetti della democrazia interna del partito sono gli iscritti e gli elettori, titolari di diritti e doveri, secondo quanto prevede l’articolo 2 dello Statuto nazionale, le cui modalità di esercizio sono disciplinate dal presente Statuto e per quanto non espressamente previsto in esso dallo Statuto nazionale.

5. Il Partito democratico abruzzese si dota di un Sistema informativo regionale per la partecipazione attraverso la rete internet, secondo quanto prevede l’articolo 8, comma 9, dello Statuto nazionale, considerato quale strumento complementare per l’attuazione della partecipazione, che si esprime prevalentemente ed è attuata nelle forme insostituibili dell’impegno personale e diretto in sedi collettive di dibattito e confronto.

6. Il Partito Democratico dell’Abruzzo promuove, tutela la dignità e l’unità del mondo del lavoro in tutte le sue forme: autonomo, dipendente, privato e pubblico, manuale, intellettuale ed artistico.

7. Il Partito Democratico dell’Abruzzo è impegnato a favorire e tutelare la libertà di iniziativa economica pubblica e privata quale strumento di promozione del bene comune, riconoscendo il ruolo e la responsabilità sociale delle imprese.

8. Il Partito Democratico dell’Abruzzo è impegnato a rappresentare il pluralismo del mondo del lavoro, perseguendo tra le finalità prioritarie della sua azione politica il diritto al lavoro, ad adeguate forme di tutela dei lavoratori, alla sicurezza ed alla salubrità dei luoghi di lavoro.

9. Il Partito Democratico dell’Abruzzo riconosce e rispetta il pluralismo delle organizzazioni sociali e del lavoro, la distinzione tra la sfera dell’intrapresa economica privata e la sfera dell’azione politica.

10. Il Partito Democratico dell’Abruzzo promuove la legalità, la trasparenza nella vita delle istituzioni e del partito, il ricambio delle classi dirigenti nelle cariche istituzionali e del partito. Le donne e gli uomini del Partito Democratico dell’Abruzzo si impegnano, nei comportamenti, a rispettare il codice etico, a valorizzarlo
ed esigerne il rispetto nell’ambito del loro impegno politico nel partito e nelle istituzioni.

11. Il Partito Democratico dell’Abruzzo riconosce nella neutralità e nell’imparzialità della pubblica amministrazione valori essenziali per favorire l’ammodernamento e la maggiore efficienza di tutta la funzione pubblica, nell’interesse dei cittadini, delle imprese, delle lavoratrici e dei lavoratori.

12. Il Partito Democratico dell’Abruzzo promuove la partecipazione delle cittadine e dei cittadini ad ogni ambito della vita democratica ed associativa della regione, riconoscendo in essa un fattore irrinunciabile di coesione sociale, di sussidiarietà e di qualità della vita.

13. Il Partito Democratico dell’Abruzzo propone alle cittadine e ai cittadini abruzzesi un programma di governo per l’Abruzzo e per le sue comunità locali e si impegna a realizzarlo con i suoi eletti e amministratori in tutte le istituzioni del territorio regionale.

14. Il Partito Democratico dell’Abruzzo intende promuovere la tutela dei beni comuni quali l’acqua, l’aria, il territorio, il paesaggio, attraverso uno sviluppo compatibile a non pregiudicare le possibilità di benessere delle generazioni future.



CAPO II
FORMAZIONE DELL’INDIRIZZO POLITICO, COMPOSIZIONE, MODALITA’ DI ELEZIONE E FUNZIONI DEGLI ORGANISMI DIRIGENTI REGIONALI


Art. 2
(Segretaria/o Regionale)

1. La/il Segretaria/o regionale rappresenta il Partito, ne esprime e rappresenta l’indirizzo politico sulla base della piattaforma approvata al momento della sua elezione.

2. Se il Segretario cessa dalla carica prima del termine del suo mandato, l’Assemblea può eleggere un nuovo Segretario per la parte restante del mandato ovvero determinare lo scioglimento anticipato dell’Assemblea stessa. Se il Segretario si dimette per un dissenso motivato verso deliberazioni approvate dall’Assemblea o dal Coordinamento regionale, l’Assemblea può eleggere un nuovo Segretario per la parte restante del mandato con la maggioranza assoluta dei componenti. A questo fine, il Presidente convoca l’Assemblea per una data non successiva a trenta giorni dalla presentazione delle dimissioni. Nel caso in cui nessuna candidatura ottenga l’approvazione della predetta maggioranza, si procede a nuove elezioni per il Segretario e per l’Assemblea.

3. Il Segretario regionale in carica non può essere rieletto qualora abbia ricoperto l’incarico per un arco temporale pari a due mandati pieni.

4. La carica di Segretario regionale è incompatibile con quella di Presidente della Giunta Regionale. In caso di elezione del Segretario a Presidente della Giunta Regionale, si applica quanto previsto dal precedente comma 2.


Art.3
(Convenzione regionale)

1. La Convenzione regionale approva i documenti di orientamento politico vincolanti per l’azione del partito; seleziona le candidature a Segretario regionale, sottoponendole al vaglio degli iscritti insieme alle relative piattaforme politico-programmatiche in loro sostegno.

2. La Convenzione regionale è composta dalle delegate e dai delegati democraticamente eletti dagli iscritti, in rappresentanza delle diverse articolazioni del partito rispetto all’ambito territoriale di riferimento, nelle modalità previste dal Regolamento regionale apposito (art. 9, comma 1). La surroga dei delegati alla Convenzione avviene nel rispetto dei risultati elettorali della Convenzione stessa.

3. La Convenzione si tiene, in via ordinaria, ogni quattro anni. È convocata dall’Assemblea uscente che, nella data stessa di convocazione, approva a maggioranza il Regolamento di cui all’art. 9, comma 1. All’atto della convocazione della Convenzione, la Commissione regionale di garanzia acquisisce gli elenchi degli iscritti in regola con i requisiti previsti dalla relativa Anagrafe. Sempre in quella data, le iscrizioni valide ai fini della Convenzione sono bloccate.


Art. 4
(Assemblea regionale)

1. L’Assemblea regionale è composta da 120 componenti eletti nelle modalità indicate nel presente Statuto. Sono inoltre componenti di diritto dell’Assemblea regionale, purché regolarmente iscritti al Partito Democratico: i parlamentari nazionali ed europei eletti nella regione, il Presidente della Regione, i consiglieri e assessori regionali, i Presidenti di Provincia, i sindaci dei Comuni capoluogo di Provincia e gli eletti nell’Assemblea nazionale.

2. L’Assemblea regionale e gli organi dirigenti da essa eletti hanno competenza in materia di indirizzo della politica regionale del Partito, di organizzazione e funzionamento di tutti gli organismi dirigenti regionali.

3. L’Assemblea regionale esprime indirizzi sulla politica del partito attraverso il voto di mozioni, ordini del giorno, risoluzioni, secondo le modalità previste dal suo Regolamento, sia attraverso riunioni plenarie, sia attraverso Commissioni permanenti o temporanee, ovvero, in casi di necessità e urgenza, attraverso deliberazioni effettuate per via telematica sulla base di quesiti individuati dall’Ufficio di Presidenza o dal Coordinamento regionale. Il Regolamento è approvato dall’Assemblea regionale a maggioranza.

4. L’Assemblea elegge a scrutinio segreto il proprio Presidente. Nel caso in cui nessun candidato abbia conseguito nella prima votazione un numero di voti almeno pari alla maggioranza dei componenti, si procede immediatamente a una seconda votazione, sempre a scrutinio segreto, di ballottaggio tra i due candidati più votati. Il Presidente dell’Assemblea regionale resta in carica per la durata del mandato dell’Assemblea. Il Presidente nomina un ufficio di Presidenza sulla base dei risultati delle elezioni per l’Assemblea.

5. L’Assemblea è convocata ordinariamente dal suo Presidente almeno una volta ogni sei mesi. In via straordinaria, deve essere convocata dal suo Presidente, qualora lo richieda almeno un quinto dei suoi componenti.

6. L’Assemblea regionale può, su mozione motivata, approvata con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, sfiduciare il Segretario. Se l’Assemblea sfiducia il Segretario, si procede a nuove elezioni per l’Assemblea e il Segretario.


Art. 5
(Durata dei mandati del Segretario e dell’Assemblea regionale)

1. I mandati di Segretario regionale del Partito e di componente dell’Assemblea regionale durano quattro anni.

2. Il Presidente dell’Assemblea regionale indice l’elezione dell’Assemblea e del Segretario sei mesi prima della scadenza del mandato del Segretario in carica. Quando ricorrano i casi di scioglimento anticipato dell’Assemblea previsti dal presente Statuto, il Presidente dell’Assemblea indice l’elezione entro i quattro mesi successivi.


Art. 6
(Vicesegretari)

1. Il Segretario regionale può, all’atto della proclamazione, proporre all’Assemblea regionale l’elezione di uno o due Vicesegretari, garantendo la parità di genere.

2. I vicesegretari svolgono funzioni delegate dal Segretario.




Art. 7
(Segreteria regionale)

1. La Segreteria regionale è l’organo collegiale che collabora con il Segretario ed ha funzioni esecutive.

2. La Segreteria regionale è composta da non più di quindici membri, nominati dal Segretario, ponendo attenzione ai criteri della pari rappresentanza di genere, del rinnovamento generazionale e della rappresentanza del pluralismo interno. Il Segretario dà comunicazione della nomina in una riunione del Coordinamento regionale convocata con specifico ordine del giorno. Il Segretario può revocare la nomina dei componenti della Segreteria. Tale revoca deve essere comunicata e motivata in una riunione del Coordinamento regionale.

3. Il responsabile regionale dell’organizzazione giovanile e la portavoce della conferenza regionale delle donne sono invitati permanenti alle riunioni della Segreteria.

4. La Segreteria è convocata dal Segretario, che è tenuto a dare pubblicità alle decisioni assunte.

Art. 8
(Coordinamento politico regionale)

1. Il Coordinamento politico regionale è organo di esecuzione degli indirizzi dell’Assemblea regionale ed è organo d’indirizzo politico. Esso assume le proprie determinazioni attraverso il voto di mozioni, ordini del giorno, risoluzioni politiche e svolge la sua funzione di controllo attraverso interpellanze e interrogazioni al Segretario e ai membri della Segreteria.

2. Il Coordinamento politico regionale è composto da 50 membri eletti dall’Assemblea, con metodo proporzionale, nella prima riunione successiva alle elezioni di cui all’art.9. Sono inoltre componenti di diritto del Coordinamento regionale: il Segretario; il Presidente dell’Assemblea regionale; i Vicesegretari; il Tesoriere; il massimo dirigente dell’organizzazione giovanile; la rappresentante della conferenza regionale delle donne democratiche; i Segretari provinciali; il Presidente della Giunta regionale; il Presidente del Consiglio regionale; il capogruppo in Consiglio regionale; i parlamentari eletti nella regione, i Presidenti delle Province. Il Coordinamento regionale può dar vita a suoi organi interni per organizzare la propria attività.

3. Il Coordinamento è presieduto dal Presidente dell’Assemblea, che lo convoca almeno una volta ogni due mesi. In via straordinaria deve essere convocato dal Presidente, qualora lo richieda il Segretario o almeno un quinto dei suoi componenti.


Art. 9
(Elezione del Segretario regionale e dell’Assemblea regionale)

1. Le elezioni per il Segretario regionale e per l’Assemblea regionale sono disciplinate da un Regolamento approvato dall’Assemblea regionale a maggioranza dei suoi componenti, previo parere positivo della Commissione regionale di garanzia.

2. Il procedimento elettorale è articolato in due fasi. Nella prima fase, che si conclude con lo svolgimento della Convenzione regionale, le candidature a Segretario regionale e le relative piattaforme politico-programmatiche sono sottoposte al vaglio degli iscritti. La seconda fase consiste nello svolgimento delle elezioni aperte a tutti gli elettori per i quali ricorrano le condizioni previste dall’articolo 2, comma 3, dello Statuto nazionale.

3. Il regolamento di cui al comma 1 stabilisce i tempi e le modalità di formazione e svolgimento della Convenzione regionale. Possono essere candidati e sottoscrivere le candidature a Segretario regionale e componente l’Assemblea regionale solo gli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione presenti nell’Anagrafe regionale alla data in cui l’Assemblea regionale ha deliberato la convocazione delle elezioni. Per essere ammesse alla prima fase del procedimento elettorale, le candidature a Segretario regionale devono essere sottoscritte da almeno il dieci per cento dei componenti l’Assemblea regionale uscente o da un numero di iscritti compreso tra 150 e 200, distribuiti in almeno due province, nella misura minima del dieci per cento in almeno una di esse.

4. Il regolamento di cui al comma 1 stabilisce tempi e modalità di svolgimento delle Assemblee di circolo nel corso delle quali vengono presentate le piattaforme politico-programmatiche dei candidati a Segretario regionale e si svolge intorno ad esse un dibattito aperto a tutti gli elettori del PD.

5. Il medesimo regolamento stabilisce le modalità di votazione da parte degli iscritti sulle candidature a Segretario regionale, in modo da garantirne la segretezza del voto e la regolarità dello scrutinio, e di elezione dei delegati delle Convenzioni provinciali e della Convenzione regionale. Sono ammessi alla competizione elettorale aperta a tutti gli elettori i tre candidati che nella consultazione preventiva abbiano ottenuto il consenso del maggior numero di iscritti, purché abbiano ottenuto almeno il cinque per cento dei voti validamente espressi e, in ogni caso, quelli che abbiano ottenuto almeno il quindici per cento dei voti validamente espressi e la medesima percentuale in almeno due province.

6. L’elezione dell’Assemblea e del Segretario regionale da parte degli elettori si svolge ordinariamente a distanza di due anni dall’elezione del Segretario e dell’Assemblea nazionale, nella data stabilita dal Coordinamento nazionale d’intesa con la Conferenza dei Segretari regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano (articolo 15, comma 6, dello Statuto nazionale).

7. Le candidature a Segretario regionale vengono presentate in collegamento con liste di candidati a componenti dell’Assemblea regionale, sulla base di piattaforme politico-programmatiche concorrenti. Nella composizione di tali liste devono essere rispettate la pari rappresentanza e l’alternanza di genere. In ciascun collegio elettorale possono essere presentate una o più liste collegate a ciascun candidato alla Segreteria. L’elettorato passivo è riservato agli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione presenti nella relativa Anagrafe alla data nella quale viene deliberata la convocazione delle elezioni. L’elettorato attivo è riservato a tutte le persone per le quali ricorrano le condizioni per essere registrate nell’Albo degli elettori e che ne facciano richiesta anche al momento del voto. Per la partecipazione al voto degli elettori, il Regolamento di cui al comma 1 stabilisce il versamento di un contributo di entità non superiore a quello previsto per la elezione del Segretario e dell’Assemblea nazionale.

8. La ripartizione dei seggi tra i collegi elettorali e l’assegnazione alle liste in base ai risultati delle elezioni sono stabilite nel Regolamento approvato dall’Assemblea regionale di cui al precedente comma 1, in analogia con quanto prevede l’articolo 9, comma 7, dello Statuto nazionale e con il Regolamento di cui all’articolo 9, comma 1, dello Statuto nazionale. I collegi elettorali coincidono con quelli previsti per l’elezione dell’Assemblea e del Segretario nazionale.

9. Qualora sia stata eletta una maggioranza assoluta di componenti l’Assemblea a sostegno di un candidato Segretario, il Presidente dell’Assemblea regionale lo proclama eletto all’apertura della prima seduta dell’Assemblea stessa; in caso contrario il Presidente indice in quella stessa seduta un ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati collegati al maggior numero di componenti l’Assemblea e proclama eletto Segretario il candidato che ha ricevuto il maggior numero di voti validamente espressi.

10. L’elezione dei delegati dell’Assemblea nazionale di cui all’articolo 4, comma 2, dello Statuto nazionale, avviene contestualmente all’elezione dell’Assemblea e del Segretario regionale, nelle modalità stabilite nel Regolamento regionale di cui al precedente comma 1, con liste di candidati nella cui composizione devono essere rispettate la pari rappresentanza e l’alternanza di genere.



CAPO III
STRUTTURA REGIONALE

Art. 10
(Elezione degli organi subregionali)

1. I Coordinamenti di circolo e le Assemblee cittadine sono eletti da tutti gli iscritti in regola con i requisiti previsti per l’iscrizione all’Anagrafe regionale nelle modalità stabilite dal Regolamento regionale di cui al precedente articolo 9, comma 1, contestualmente all’elezione delle Convenzioni provinciali e regionale.

2. Le Assemblee provinciali sono elette da tutti gli elettori che intendono partecipare e che si registrano nell’Albo degli elettori anche al momento del voto contestualmente, in un’unica data stabilita dal Regolamento regionale di cui al precedente articolo 9, comma 1, alla elezione dell’Assemblea e del Segretario regionale.


Art. 11
(Circoli di base)

1. I Circoli rappresentano le unità organizzative di base attraverso cui gli iscritti partecipano alla vita del partito. Si distinguono in Circoli territoriali, Circoli di ambiente e Circoli on-line, che vengono istituiti sulla rete internet ed ai quali è possibile aderire indipendentemente dalla sede di residenza, di lavoro o di studio.. In ciascuna porzione del territorio e in riferimento a ciascuna sede di lavoro o di studio può essere costituito un solo Circolo. L’iscritto può scegliere di partecipare sia al Circolo d’ambiente sia al Circolo territoriale del luogo in cui risiede oppure in cui lavora o studia, comunicando la sua scelta all’atto dell’iscrizione all’Ufficio Anagrafe provinciale. In caso di partecipazione contemporanea a un Circolo territoriale e a un Circolo d’ambiente, fermo restando il diritto di partecipare alla vita politica interna e all’elezione degli organi dirigenti di entrambi, l’iscritto deve comunicare all’Ufficio Anagrafe provinciale presso quale dei due Circoli intende esercitare gli altri propri diritti.

2. Gli elettori possono partecipare, senza diritto di voto, alle attività dei Circoli.

3. L’articolazione dei circoli territoriali e dei circoli d’ambiente è stabilita con un Regolamento approvato a maggioranza dei componenti dalle Assemblee provinciali o dai due terzi dei presenti. Dovrà essere previsto un Circolo territoriale di base in ogni Comune superiore ai 5 mila abitanti. Nei Comuni superiori ai 15 mila abitanti l’articolazione dei circoli è decisa dall’Assemblea provinciale d’intesa con i coordinamenti cittadini. L’apertura di nuovi circoli deve essere richiesta da almeno 25 iscritti e approvata dall’Assemblea provinciale a maggioranza assoluta dei componenti o con la maggioranza dei due terzi dei presenti. L’Assemblea provinciale, sentiti i circoli di base confinanti, può decidere di istituire circoli che raggruppino Comuni con meno di 5 mila abitanti.


Art. 12
(Organi politici dei circoli e sistema di elezione)

1. Sono organi politici dei circoli di base: il Coordinatore, l’Assemblea degli iscritti e il Coordinamento, la Commissione di garanzia.

2. Il Coordinatore e il Coordinamento sono eletti con voto diretto, segreto e personale dagli iscritti in regola con i requisiti previsti per l’iscrizione all’Anagrafe regionale alla data di delibera della convocazione delle Assemblee di circolo.

3. La composizione numerica dei Coordinamenti di circolo è stabilita dal Regolamento regionale di cui all’articolo 9 comma 1 del presente Statuto. Sono componeni di diritto del Coordinamento di circolo, se in esso regolarmente iscritti: il coordinatore di circolo, i parlamentari nazionali ed europei, il Presidente della Regione, i consiglieri e assessori regionali, il Presidente della Provincia, i consiglieri e assessori provinciali, il Sindaco, i consiglieri e assessori comunali, i presidenti e consiglieri di quartiere, ove previsti, e i componenti delle Assemblee di livello superiore. Il Coordinamento di circolo elegge a maggioranza un proprio Presidente che ne presiede i lavori.

4. Il coordinamento di circolo è convocato ordinariamente almeno una volta ogni due mesi. In via straordinaria è convocato dal suo Presidente, qualora lo richieda il Coordinatore o almeno un quinto dei suoi componenti.

5. Ai fini della elezione le candidature a Coordinatore di circolo devono essere presentate in collegamento con liste di candidati a componente del Coordinamento di circolo. Nella composizione di tali liste devono essere rispettate la pari rappresentanza e l’alternanza di genere. Le modalità di votazione e di elezione sono disciplinate dal Regolamento regionale di cui al precedente articolo 9, comma 1.






Art. 13
(Coordinamento cittadino)

1. Nei Comuni dove sono presenti più circoli è istituito il Coordinamento cittadino. Il Coordinamento cittadino ha il compito di definire la politica del Partito Democratico e organizzarne l’attività nel proprio ambito territoriale, in raccordo con gli organi provinciali e regionali del partito. Nei Comuni dove è presente un solo circolo territoriale, questo svolge le funzioni del Coordinamento cittadino, e il Coordinatore assume la funzione di Segretario cittadino.

2. Sono organi del Coordinamento cittadino: il Segretario, l’Assemblea cittadina e il Coordinamento politico, la Commissione di garanzia.

3. Il Segretario e l’Assemblea sono eletti con voto diretto, segreto e personale dagli iscritti in regola con i requisiti previsti per l’iscrizione all’Anagrafe regionale alla data di delibera della convocazione delle Assemblee di circolo.

4. La composizione numerica dell’Assemblea cittadina è stabilita dal Regolamento regionale di cui all’articolo 9, comma 1, del presente Statuto. Sono componenti di diritto dell’Assemblea cittadina, se regolarmente iscritti nell’Anagrafe relativa: il segretario cittadino, i coordinatori di circolo, i parlamentari nazionali ed europei, il Presidente della Regione, i consiglieri e assessori regionali, il Presidente della Provincia, i consiglieri e assessori provinciali, il Sindaco, i consiglieri e assessori comunali, i presidenti e consiglieri di quartiere, ove previsti, e i componenti delle Assemblee di livello superiore. L’Assemblea elegge a maggioranza un proprio Presidente che ne presiede i lavori.

5. L’Assemblea è convocata ordinariamente dal suo Presidente almeno tre volte l’anno; deve essere convocata in via straordinaria dal Presidente su richiesta di almeno un quinto dei suoi componenti.

6. Ai fini della elezione, le candidature a Segretario cittadino devono essere presentate in collegamento con liste di candidati a componente dell’Assemblea cittadina. Nella composizione di tali liste devono essere rispettate la pari rappresentanza e l’alternanza di genere. Le modalità di votazione e di elezione sono disciplinate dal Regolamento regionale di cui al precedente articolo 9, comma 1.

7. L’Assemblea cittadina elegge con metodo proporzionale, nella prima seduta successiva alla sua elezione, il Coordinamento politico, composto da un numero di componenti non superiore ad un terzo dell’Assemblea. Ad essi si aggiungono come componenti di diritto: il Segretario cittadino, i coordinatori di circolo, i parlamentari nazionali ed europei, il Presidente della Regione, i consiglieri e assessori regionali, il Presidente della Provincia, i consiglieri e assessori provinciali, il Sindaco, i consiglieri e assessori comunali, i presidenti e consiglieri di quartiere, ove previsti, e i componenti delle Assemblee di livello superiore.

8. Il Coordinamento politico cittadino è presieduto dal Presidente dell’Assemblea, che lo convoca ordinariamente almeno una volta ogni due mesi. Deve inoltre convocarlo in via straordinaria, qualora ne faccia richiesta il Segretario o almeno un quinto dei suoi componenti.

9. Il Segretario cittadino può proporre al Coordinamento politico cittadino la nomina di ulteriori organismi di sua fiducia, con compiti esecutivi per la gestione dell’attività del partito.


Art. 14
(Coordinamenti provinciali)

1. Sono costituti i Coordinamenti provinciali di Chieti, L’Aquila, Pescara e Teramo. I Coordinamenti provinciali hanno il compito di definire la politica del Partito Democratico e organizzarne l’attività nel proprio ambito territoriale, in raccordo con gli organi regionali del partito.

2. Sono organi del Coordinamento provinciale: il Segretario, la Convenzione provinciale, l’Assemblea, il Coordinamento politico, la Commissione di garanzia.

3. Il Segretario e l’Assemblea sono eletti con voto diretto, segreto e personale dagli elettori che intendono partecipare e che si registrano nell’Albo degli elettori anche al momento del voto. Per essere ammesse al vaglio degli elettori, le candidature a Segretario provinciale devono essere sottoscritte da almeno il 10% dei delegati della Convenzione provinciale ovvero da un numero di iscritti compresi tra un minimo di 75 ed un massimo di 100, distribuiti in almeno il 10% dei comuni facenti parte della provincia . I candidati a Segretario provinciale presentano la propria piattaforma in apertura dei lavori della Convenzione provinciale, garantendo a ciascun candidato uguale tempo a disposizione per l’illustrazione.

4. La Convenzione provinciale si tiene in via ordinaria ogni quattro anni, contestualmente alla Convenzione regionale, ed è composta dalle delegate e dai delegati democraticamente eletti dagli iscritti, in rappresentanza dei circoli territoriali, nelle modalità previste dal Regolamento regionale. La Convenzione approva documenti di orientamento politico-programmatico vincolanti per l’azione del partito a livello provinciale, seleziona le candidature a segretario provinciale con le relative piattaforme politico-programmatiche a loro sostegno.

5. La composizione numerica dell’Assemblea provinciale è stabilita dal Regolamento regionale di cui all’articolo 9, comma 1, del presente Statuto. Sono componenti di diritto dell’Assemblea provinciale, se regolarmente iscritti nell’Anagrafe relativa: i parlamentari nazionali ed europei, il Presidente della Regione, i consiglieri e assessori regionali, il Presidente della Provincia, i consiglieri e assessori provinciali, i Sindaci dei Comuni sopra i 10 mila abitanti, la portavoce della Conferenza provinciale delle donne, il massimo rappresentante dell’organizzazione giovanile provinciale e i componenti delle Assemblee di livello superiore. L’Assemblea provinciale elegge un proprio Presidente che ne presiede i lavori, a maggioranza dei componenti; qualora nessuno dei candidati ottenga la maggioranza necessaria, si va al ballottaggio in seconda votazione tra i due candidati più votati ed è eletto il candidato che ottiene la maggioranza dei votanti.

6. L’Assemblea è convocata dal suo Presidente in via ordinaria almeno tre volte l’anno. Deve essere convocata dal Presidente in via straordinaria, se lo richiede almeno un quinto dei suoi componenti.

7. Ai fini della elezione, le candidature a Segretario provinciale devono essere presentate in collegamento con liste di candidati a componente dell’Assemblea provinciale. Nella composizione di tali liste devono essere rispettate la pari rappresentanza e l’alternanza di genere. Le modalità di votazione e di elezione sono disciplinate dal Regolamento regionale di cui al precedente articolo 9, comma 1.

8. L’Assemblea provinciale elegge con metodo proporzionale, nella prima seduta successiva alla sua elezione, il Coordinamento politico, composto da un numero di componenti non superiore ad un terzo dell’Assemblea. Ad essi si aggiungono come componenti di diritto: il Segretario provinciale, i parlamentari nazionali ed europei, il Presidente della Regione, i consiglieri e assessori regionali, il Presidente della Provincia, il Presidente del Consiglio provinciale, il capogruppo in Consiglio provinciale, il massimo rappresentante provinciale dell’organizzazione giovanile, la portavoce della conferenza provinciale delle donne democratiche.

9. Il Coordinamento politico provinciale è presieduto dal Presidente dell’Assemblea, che lo convoca ordinariamente almeno una volta ogni due mesi. Deve inoltre essere convocato in via straordinaria, qualora ne faccia richiesta il Segretario o almeno un quinto dei suoi componenti.

10. Il Segretario provinciale può proporre al Coordinamento politico provinciale la nomina di ulteriori organismi di sua fiducia, con compiti esecutivi per le gestione dell’attività del partito.


Art. 15
(Coordinamenti sovracomunali e subprovinciali)

1. Le Assemblee provinciali possono istituire con delibera a maggioranza coordinamenti sovracomunali e subprovinciali, che comprendano ambiti territoriali circoscritti al territorio provinciale. I coordinamenti sovracomuanali e subprovinciali hanno il compito di definire la politica del Partito Democratico e organizzarne l’attività negli ambiti territoriali di competenza, d’intesa con il Coordinamento provinciale.

2. L’Assemblea regionale, previo parere positivo della Conferenza dei Segretari provinciali, può stabilire forme di collaborazione e consultazione tra strutture territoriali di partito contigue, appartenenti a province diverse, in aree di particolare interesse strategico.


Art. 16
(Durata dei mandati e incompatibilità nelle cariche monocratiche di partito.
Parità di genere)

1. Il mandato dei Coordinatori di circolo, dei Segretari cittadini e provinciali dura quattro anni. I Coordinatori di circolo, i Segretari cittadini e provinciali non possono essere rinnovati qualora abbiano ricoperto l’incarico per un arco temporale pari a due mandati pieni.

2. La carica di Coordinatore di circolo, di Segretario cittadino e provinciale è incompatibile con la carica istituzionale monocratica di equivalente o analogo livello territoriale. La carica di coordinatore di circolo o segretario cittadino è incompatibile con incarichi in organi esecutivi collegiali e con gli incarichi di parlamentare nazionale ed europeo, Presidente della giunta regionale, Presidente della Giunta provinciale, consigliere regionale.

3. Nella scelta delle cariche monocratiche di partito (coordinatore o segretario e presidente dell’assemblea) a ciascun livello territoriale, si dovrà tenere conto del principio della parità e dell’alternanza di genere.

4. In caso di incompatibilità sopravvenuta per i casi di cui al comma 2, si applicano per analogia le norme previste per la sostituzione del segretario regionale (art.2, commi 2 e 4)


Art. 17
(Conferenza dei Segretari provinciali)

1. La Conferenza dei Segretari provinciali è organo di coordinamento dell’iniziativa politica e delle scelte organizzative, in un rapporto di leale cooperazione tra il livello provinciale e il Coordinamento regionale.

2. La Conferenza esprime pareri sulle scelte relative alla perequazione finanziaria tra i diversi livelli del partito e i diversi ambiti territoriali, oltre che sulle scelte politiche regionali che incidano in maniera rilevante sull’ambito territoriale provinciale. Tali pareri possono essere derogati dagli organi regionali con deliberazioni assunte con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei loro componenti.

3. La conferenza dei segretari provinciali può essere altresì convocata, qualora ne facciano richiesta due segretari provinciali, motivandone la richiesta attraverso la presentazione di uno specifico ordine del giorno. Compongono la conferenza i segretari provinciali e il responsabile regionale dell’organizzazione giovanile.



Art. 18
(Poteri sostitutivi)

1. Per assicurare il regolare funzionamento della democrazia interna, in caso di necessità o di grave danno al partito in seguito a ripetute violazioni statutarie o di gravi ripetute omissioni, previa richiesta del quaranta per cento dei membri dell’Assemblea provinciale e sentito il parere del relativo organismo di garanzia, l’Assemblea regionale può convocare un’elezione anticipata dell’Assemblea e del Segretario provinciale, individuando allo stesso tempo un organo collegiale di carattere commissariale.

2. Per le stesse motivazioni di cui al precedente comma, previa richiesta del quaranta per cento dei membri dell’Assemblea cittadina o del Coordinamento di circolo oppure del venti per cento degli iscritti di un Circolo territoriale, l’Assemblea provinciale o, per i Comuni sopra i 15 mila abitanti, l’Assemblea regionale possono convocare un’elezione anticipata dell’Assemblea e del Coordinatore o Segretario di circolo o cittadino, individuando allo stesso tempo un organo collegiale di carattere commissariale.

3. In caso di ripetute violazioni statutarie sulla medesima materia o di gravi ripetute omissioni, con la medesima procedura può essere nominato un organo commissariale ad acta per decidere sulle medesime materie per un periodo non superiore a sei mesi.

4. I poteri sostitutivi di cui ai precedenti commi possono essere autonomamente esercitati dall’Assemblea regionale, o dall’Assemblea provinciale nella sfera di sua competenza, qualora le relative deliberazioni siano approvate con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti.



CAPO IV
FORMAZIONE DELLE LISTE E ALLEANZE
SCELTA DEI CANDIDATI PER LE CARICHE ISTITUZIONALI.
PRINCIPI GENERALI PER CANDIDATURE E INCARICHI

Art.19
(Liste e alleanze)

1. Il Coordinamento politico regionale approva le liste e le alleanze per le elezioni regionali secondo le procedure fissate nell’apposito Regolamento. Ratifica le liste e le alleanze politico-elettorali nelle Province e nei Comuni capoluogo su proposta del coordinamento politico provinciale. Il Coordinamento politico provinciale approva le liste e le alleanze politico-elettorali nei Comuni sopra i 15 mila abitanti, su proposta del coordinamento cittadino competente.

2. Nel caso di decisioni che comportino un’alleanza politica con partiti non coalizzati con il Partito Democratico in ambito nazionale o regionale, l’organo territoriale competente è tenuto ad informare preventivamente il Segretario regionale. In caso di rilievi o richiesta di riesame della decisione, gli organi che l’hanno adottata sono tenuti a rispondere motivandola in modo esaustivo.


Art. 20
(Primarie ed elezioni)

1. Per «primarie» si intendono le elezioni che hanno ad oggetto la scelta dei candidati a cariche istituzionali elettive.

2. Possono partecipare alle elezioni primarie indette dal Partito Democratico gli elettori già registrati nell’Albo nonché quelli che lo richiedano al momento del voto. Il Regolamento regionale per le elezioni primarie è approvato a maggioranza dall’Assemblea regionale, sulla base del Regolamento quadro per la selezione delle candidature alle cariche istituzionali approvato dalla Direzione nazionale.

3. Vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione.

4. Per le cariche indicate nel comma precedente, i principi generali per la presentazione delle candidature e lo svolgimento delle primarie sono indicati nello Statuto nazionale, all’articolo 18, commi 5-8.

5. La selezione delle candidature per le assemblee rappresentative avviene ad ogni livello con il metodo delle primarie ovvero, anche in relazione al sistema elettorale, con altre forme di ampia consultazione democratica. La scelta degli specifici metodi di consultazione da adottare per la selezione delle candidature a consigliere regionale, provinciale e comunale nei Comuni sopra i 15 mila abitanti è effettuata con un Regolamento predisposto sulla base del Regolamento regionale per le primarie ed approvato dal Coordinamento politico del livello territoriale competente.

6. Il regolamento regionale di cui al precedente comma 2 e i regolamenti per la selezione delle candidature elettive di cui al precedente comma 5 devono attenersi ai principi e alle modalità contenuti nell’articolo 19 dello Statuto nazionale.

7. Nel caso il Partito Democratico stipuli accordi pre-elettorali di coalizione con altre forze politiche in ambito regionale e locale, i candidati comuni alla carica di Sindaco, Presidente della Provincia, Presidente della Regione, vengono selezionati mediante elezioni primarie aperte a tutti i cittadini, a norma dell’art. 20 comma 1 dello statuto nazionale.

8. Il Regolamento per le primarie di coalizione stabilisce le modalità per la presentazione delle candidature e la convocazione della consultazione, disciplina la fase che va dalla presentazione delle candidature alle elezioni, fissa modalità rigorose di registrazione dei votanti e di svolgimento delle operazioni di voto.


Art. 21
(Incandidabilità e incompatibilità)

1. Non possono aderire al Partito Democratico come elettori o come iscritti, non possono essere candidate a cariche interne del Partito o essere candidate dal Partito a cariche istituzionali le persone che risultino escluse sulla base del Codice etico.

2. Non è ricandidabile per la carica di consigliere regionale, provinciale e comunale, nei Comuni sopra i 15 mila abitanti, chi ha ricoperto detta carica per la durata di due mandati consecutivi.

3. Gli iscritti al Partito Democratico non possono ricoprire una stessa carica monocratica di governo o far parte di uno stesso organo esecutivo collegiale per più di due mandati pieni consecutivi o per un arco temporale equivalente.

4. Gli iscritti al Partito Democratico non possono far parte contemporaneamente di più di un’assemblea elettiva e di un organo esecutivo, tranne i casi in cui questo sia strettamente richiesto da una delle cariche istituzionali ricoperte. In tali casi, il settantacinque per cento delle indennità ricevute per le cariche collegate all’incarico istituzionale principale devono essere versate alla tesoreria del partito al livello territoriale corrispondente all’incarico principale.

5. La carica di consigliere regionale e quella di consigliere di un comune con meno di cinquemila abitanti non sono incompatibili. In caso di cumulo, il settantacinque per cento dell’indennità o emolumento ricevuti per la carica di consigliere comunale deve essere versato alla tesoreria del partito del livello provinciale corrispondente.

6. Eventuali deroghe alle disposizioni di cui ai commi precedenti devono essere deliberate dal Coordinamento regionale o, nella sfera di sua competenza, dal Coordinamento provinciale, con il voto favorevole della maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, su proposta motivata dell’Assemblea del livello territoriale corrispondente all’organo istituzionale per il quale la deroga viene richiesta.

7. La deroga può essere concessa soltanto sulla base di una relazione che evidenzi in maniera analitica il contributo fondamentale che, in virtù dell’esperienza politico-istituzionale, delle competenze e della capacità di lavoro, il soggetto per il quale viene richiesta la deroga potrà dare nel successivo mandato all’attività del Partito Democratico attraverso l’esercizio della specifica carica in questione. La deroga può essere concessa, su richiesta esclusiva degli interessati, per un numero di casi non superiore, nella stessa elezione, al 10% degli eletti del Partito Democratico nella corrispondente tornata elettorale precedente.

8. Qualora sia stata concessa la deroga ad un eletto nelle liste del PD, questi non potrà presentare successivamente altre richieste di deroga.

9. I principi di incandidabilità e incompatibilità per gli incarichi di partito e istituzionali nazionali sono fissati dallo Statuto nazionale, art. 22 commi 3-7.

Art. 22
(Doveri degli eletti)

1. Gli eletti si impegnano a collaborare lealmente con gli altri esponenti del Partito Democratico per affermare le scelte programmatiche e gli indirizzi politici comuni.

2. Gli eletti hanno il dovere di contribuire al finanziamento del partito versando alla tesoreria una quota dell’indennità e degli emolumenti derivanti dalla carica ricoperta. Il mancato o incompleto versamento del contributo previsto dal Regolamento finanziario regionale è causa di incandidabilità a qualsiasi altra carica istituzionale da parte del Partito Democratico.

3. Gli eletti hanno il dovere di rendere conto periodicamente agli elettori e agli iscritti della loro attività attraverso il Sistema informativo per la partecipazione.

4. Se nelle competenze discrezionali degli eletti ricade la nomina di organi tecnici o amministrativi, di presidenze di Enti o di membri di consigli di amministrazione, di consulenti e professionisti, gli eletti si impegnano a seguire criteri di competenza, merito e comprovata capacità. Essi devono inoltre richiedere che all’intera procedura di selezione sia data la massima pubblicità.

5. I gruppi del Partito Democratico nelle assemblee elettive di ogni livello istituzionale sono tenuti ad approvare e a rendere pubblico un Regolamento di disciplina della loro attività.






CAPO V
STRUMENTI PER LA PARTECIPAZIONE, L’ELABORAZIONE DEL PROGRAMMA E LA FORMAZIONE POLITICA

Art. 23
(Forum tematici regionali e locali)

1. Finalità dei Forum tematici sono: la libera discussione, la partecipazione alla vita pubblica, la formazione degli elettori e degli iscritti al partito ed il coinvolgimento dei cittadini nell’elaborazione di proposte programmatiche.

2. I Forum producono materiali utili alle decisioni e all’iniziativa politica del Partito Democratico. Gli organi del partito tengono conto dei materiali prodotti dai Forum quando discutono o deliberano su scelte di indirizzo e politiche pubbliche in merito alle quali esistono contributi.

3. La partecipazione ai Forum è aperta a tutti i cittadini e le cittadine. I partecipanti vengono registrati, dietro personale consenso, nell’Albo degli elettori del Partito.

4. I forum tematici sono attivati dai responsabili delle aree e dei settori tematici del partito nei rispettivi ambiti territoriali di riferimento. Un forum tematico può altresì essere attivato qualora ne facciano richiesta motivata almeno trenta elettori iscritti nell’Albo del PD e la proposta sia approvata dal Coordinamento dell’ambito territoriale di riferimento a maggioranza dei voti validamente espressi.

5. Il funzionamento dei forum tematici è disciplinato da un apposito Regolamento, approvato dal Coordinamento dell’ambito territoriale di riferimento su proposta del forum stesso.

6. Un forum tematico cessa di esistere dal momento in cui le sue attività non abbiano visto la partecipazione di almeno venti persone nel corso di un anno solare. Ogni forum tematico tiene un elenco aggiornato dei propri partecipanti. La qualifica di partecipante decade dopo sei mesi di mancata partecipazione.

7. Ogni forum tematico elegge al proprio interno un Coordinatore. Il Coordinatore, d’intesa con il responsabile di area o settore tematico del partito, gestisce le attività del forum e ne è direttamente responsabile per l’intera durata del suo mandato. Il Coordinatore resta in carica per due anni ed è rieleggibile una sola volta. Il Coordinatore può proporre ai partecipanti del forum l’elezione di un Esecutivo che lo coadiuvi nell’esercizio delle sue funzioni.

8. I Coordinatori dei forum tematici sono invitati permanenti al Coordinamento dell’ambito territoriale di riferimento. Nelle realtà territoriali dove esistano forum di cui al presente articolo può costituirsi una Consulta Permanente dell’Area Democratica, costituita dai rappresentanti dei forum.


9. I Forum tematici partecipano con proposte e documenti propri alla Conferenza programmatica annuale di PD Abruzzo.

10. Il materiale audio-video ed i documenti prodotti dai Forum sono pubblici ed accessibili a tutti in forma gratuita e non sono oggetto di diritto d’autore.

11. L’Assemblea regionale stabilisce, attraverso il Regolamento di cui all’art. 9 comma 1, modalità e forme della rappresentanza dei forum tematici nella Convenzione provinciale e regionale.

Art. 24
(Conferenza regionale delle donne democratiche)

1. E’ facoltà delle donne democratiche iscritte istituire la Conferenza regionale delle donne democratiche, come luogo di elaborazione di politiche di genere e come strumento propositivo per la partecipazione delle donne nella vita politica. Della Conferenza possono fare parte tutte le iscritte e le elettrici che ne condividono le finalità.

2. La Conferenza ha la facoltà di eleggere a maggioranza una propria Portavoce che entra a far parte di diritto del Coordinamento politico regionale. La Conferenza può darsi un apposito Regolamento e può strutturarsi, con le stesse funzioni e le medesime prerogative, nei livelli subregionali del partito.


Art. 25
(Forum regionale amministratori e eletti)

1. Gli amministratori e gli eletti del Partito democratico, sulla base di un Regolamento approvato dall’Assemblea regionale, costituiscono un Forum regionale, con il compito di contribuire all’elaborazione di proposte per l’iniziativa politica del partito, sui temi che riguardano gli enti locali ed il rapporto con il governo regionale. Il Regolamento può stabilire che, per le decisioni su materie riguardanti gli enti locali, ci sia l’obbligo per la segreteria regionale di informare e ascoltare il Forum degli amministratori e degli eletti.

2. Analoghe forme di organizzazione per gli amministratori e gli eletti possono essere previste a livello provinciale e territoriale.

3. Il Regolamento di cui all’art. 9, comma 1, stabilisce la rappresentanza del Forum nella Convenzione regionale.

Art. 26
(Commissioni regionali)

1. L’Assemblea regionale, su proposta del Segretario regionale o di un quinto dei suoi componenti, può istituire una o più Commissioni dando ad esse mandato di elaborare, entro tempi determinati, analisi e proposte per l’organizzazione e la regolazione della vita interna del partito, ovvero documenti a carattere politico-programmatico.


Art. 27
(Conferenza programmatica regionale)

1. Ogni anno il Partito Democratico d’Abruzzo indice la propria Conferenza programmatica. La Conferenza programmatica è convocata dal Coordinamento politico regionale, che ne determina l’oggetto e i temi, su proposta del Segretario regionale. Sui temi prescelti, il Segretario regionale presenta, entro il termine stabilito dal Coordinamento, uno o più documenti da porre alla base della discussione tra gli iscritti e gli elettori nei circoli, nei forum tematici e nei coordinamenti provinciali, che possono approvare specifiche risoluzioni.

2. La Conferenza regionale si riunisce nella data stabilita dal Coordinamento per deliberare sulla linea programmatica del PD Abruzzo, tenendo conto del dibattito svoltosi nel partito e delle risoluzioni approvate dai circoli, dai coordinamenti provinciali e dai forum tematici.


Art. 28
(Referendum regionale e altre forme di consultazione)

1. E’ indetto un Referendum interno qualora ne faccia richiesta il Coordinamento regionale con il voto favorevole della maggioranza dei suoi componenti, ovvero un terzo dei membri dell’Assemblea regionale, ovvero il cinque per cento degli iscritti.

2. La proposta soggetto a referendum risulta approvata se ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi. Non possono essere sottoposte a consultazione referendaria le norme contenute nel presente Statuto.

3. Per quanto non espressamente previsto nel presente Statuto, si rinvia all’art. 28 dello Statuto nazionale e al Regolamento quadro nazionale.



Art. 29
(Formazione politica. Scuole e Fondazioni)

1. Il Partito Democratico d’Abruzzo promuove attività culturali per la formazione della classe dirigente, per la promozione e la diffusione di una cultura politica attenta ai valori democratici.

2. A questo scopo, il PD Abruzzo stabilisce rapporti di collaborazione con una molteplicità di Istituti e Centri di ricerca, Università, Fondazioni, Associazioni culturali. Il Partito Democratico può inoltre avvalersi di Scuole indipendenti di cultura politica precedentemente riconosciute dal partito stesso che garantiscano la libertà di opinione, l’autonomia scientifica e didattica dei docenti e dei partecipanti, oltre al conseguimento di elevati standard di qualità dell’offerta formativa, nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Il riconoscimento deve essere deliberato dal Coordinamento regionale e può comportare oneri finanziari a carico del bilancio regionale del partito. Tali oneri non possono tuttavia coprire più del trenta per cento dei costi di gestione della Scuola riconosciuta.

3. La partecipazione alle Scuole di cultura politica riconosciute dal Partito Democratico è aperta sia agli iscritti che ai non iscritti.

4. Il Partito Democratico d’Abruzzo, ai sensi dell’articolo 18 della Costituzione, favorisce la libertà e il pluralismo associativo e stabilisce rapporti di collaborazione con fondazioni, associazioni ed altri istituti, regionali, nazionali ed internazionali, a carattere politico-culturale e senza fini di lucro, garantendone e rispettandone l’autonomia. Il Partito Democratico riconosce tali fondazioni, associazioni ed istituti quali strumenti per la divulgazione del sapere, il libero dibattito scientifico, l’elaborazione politico-programmatica. Le iniziative a carattere divulgativo, scientifico ed editoriale di tali Fondazioni, associazioni ed istituti non sono soggette a pareri degli organi regionali del Partito Democratico.


Art. 30
(Organizzazione giovanile regionale)

1. Il Partito Democratico d’Abruzzo riconosce l’importanza, la ricchezza e l’originalità del contributo dei giovani alla vita del partito, promuove attivamente la formazione politica delle nuove generazioni e favorisce la partecipazione giovanile e una rappresentanza equilibrata di tutte le generazioni nella vita istituzionale del Paese.

2. Il Partito Democratico d’Abruzzo riconosce al proprio interno un’organizzazione giovanile, dotata di un proprio statuto e di propri organismi dirigenti. Essa è il soggetto politico nel quale si organizzano i giovani del Partito Democratico.”

3. I rapporti tra l’organizzazione giovanile ed il PD Abruzzo, le forme di partecipazione dell’organizzazione giovanile all’elaborazione politica, alle attività ed alle scelte del partito verranno regolate sulla base di una carta di cittadinanza, in analogia con quanto previsto dall’art. 31 comma 3 dello Statuto nazionale.

4. L’organizzazione giovanile ha il diritto ed il dovere di concorrere ai processi decisionali e di elaborazione politica del Partito. A tal fine, è presente con propri rappresentanti nelle assemblee elettive del Partito e nei luoghi di direzione del Partito ad ogni livello.

5. Il Partito Democratico dell’Abruzzo garantisce gli spazi fisici, gli strumenti materiali e le risorse finanziarie per le attività dell’organizzazione giovanile; la stessa può inoltre portare avanti forme di autofinanziamento e dotarsi di un proprio autonomo bilancio. Possono aderire alla organizzazione giovanile tutti i ragazzi e le ragazze dai 14 ai 29 anni di età.

6. L’iscrizione all’organizzazione giovanile comporta l’automatica iscrizione al partito nel circolo territoriale di residenza. L’organizzazione giovanile può inoltre sperimentare forme di adesione che non comportino l’iscrizione al Partito, attraverso l’adozione di uno specifico regolamento da parte della sua Assemblea Regionale o delle Direzioni territoriali. È garantita la possibilità di adesione all’organizzazione giovanile presso tutti i circoli del Partito Democratico dell’Abruzzo.

7. L’organizzazione giovanile può, a livello regionale e provinciale, sperimentare forme di adesione con progetti unitari, patti federativi e protocolli d’intesa con gruppi, movimenti e associazioni tramite un proprio regolamento.





CAPO VI
PRINCIPI DELLA GESTIONE FINANZIARIA


Art. 31
(Tesoriere regionale)

1. Il Tesoriere viene eletto dalla Assemblea regionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, su proposta del Segretario regionale che lo sceglie fra persone che presentino i requisiti di onorabilità previsti per gli esponenti aziendali delle banche, e di professionalità maturata attraverso esperienze omogenee con le funzioni allo stesso attribuite dal presente Statuto.

2. Il Tesoriere dura in carica quattro anni e può essere rieletto soltanto per un mandato.

3. Nell’ipotesi in cui, per qualsiasi causa, egli cessi dalla carica prima del termine, il Segretario nomina un nuovo Tesoriere che rimane in carica fino alla successiva convocazione dell’Assemblea regionale.

4. Il Tesoriere cura l’organizzazione amministrativa, patrimoniale e contabile del partito.

5. Il Tesoriere è preposto allo svolgimento di tutte le attività di rilevanza economica, patrimoniale e finanziaria e svolge tale funzione nel rispetto del principio di economicità della gestione, assicurandone l’equilibrio finanziario.

6. Il Tesoriere ha la rappresentanza legale del partito per tutti gli atti inerenti alle proprie funzioni.

Art. 32
(Collegio sindacale)

1. L’Assemblea regionale nomina un Collegio sindacale composto da tre membri effettivi, indicandone il Presidente. Nomina anche due sindaci supplenti. I sindaci effettivi, come quelli supplenti, debbono essere scelti fra soggetti in possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità richiesti per i sindaci delle società per azioni bancarie.

2. Per quanto concerne i doveri ed i poteri del Collegio sindacale, trovano applicazione in quanto compatibili le norme dettate dagli artt. 2403 e 2403 bis del Codice civile.

3. I sindaci restano in carica quattro anni e possono essere rinominati solo per un altro mandato.


Art. 33
(Finanziamento)

1. Gli iscritti al Partito Democratico hanno l’obbligo di sostenere finanziariamente le attività politiche del Partito con una «quota di iscrizione».

2. Il finanziamento del partito è costituito dalle risorse previste dalle disposizioni di legge, dalle «quote di iscrizione», dalle erogazioni liberali degli eletti e dalle erogazioni liberali provenienti dalle campagne di autofinanziamento.

3. Il PD Abruzzo partecipa alla ripartizione del rimborso delle spese elettorali relative alle competizioni regionali previsto dalla legge sul finanziamento pubblico dei partiti, nelle forme e nei modi stabiliti dal Regolamento finanziario nazionale. Il Segretario regionale è vincolato alla presentazione di simboli che attribuiscano la titolarità del rimborso al Partito Democratico d’Abruzzo, fatte salve le eccezioni previste dallo Statuto nazionale e dal presente Statuto.


Art. 34
(Autonomia patrimoniale e gestionale)

1. La struttura organizzativa regionale e tutte le articolazioni territoriali previste dallo Statuto regionale hanno una propria autonomia patrimoniale. Ciascuna struttura organizzativa risponde esclusivamente degli atti e dei rapporti giuridici da essa posti in essere e non è responsabile per gli atti compiuti dalle altre articolazioni.


Art. 35
(Bilancio)

1. Annualmente il Tesoriere provvede alla redazione del bilancio consuntivo del partito, composto dallo stato patrimoniale e dal conto economico, corredato da una relazione sulla gestione. Nella redazione di tali documenti si applicano, in quanto compatibili, le norme dettate dal Codice civile per il bilancio e la relazione sulla gestione della società per azioni. Il bilancio consuntivo è approvato dal Coordinamento regionale entro il 31 maggio.

2. Entro il 30 settembre di ogni anno il Tesoriere sottopone al Comitato di Tesoreria il bilancio preventivo per l’anno successivo. Tale bilancio preventivo è sottoposto all’approvazione del Coordinamento regionale entro il successivo 30 novembre.


Art. 36
(Regolamento finanziario regionale)

1. Il Regolamento finanziario è approvato dal Coordinamento regionale a maggioranza.

2. Il Regolamento finanziario regionale disciplina le attività economiche e patrimoniali del partito, definisce i rapporti con le strutture territoriali, la quota di iscrizione, la ripartizione dei rimborsi elettorali assegnati a livello regionale e locale secondo l’art. 35 comma 2 dello Statuto nazionale, e il sostegno finanziario degli eletti e degli incaricati negli enti pubblici alle attività politiche del Partito Democratico.

3. Il Regolamento finanziario regionale stabilisce le modalità con cui il Tesoriere rende pubblico periodicamente l’elenco degli eletti e degli incaricati negli enti pubblici di nomina politica non in regola con i versamenti dovuti secondo l’art. 22 del presente Statuto, previa comunicazione al Coordinamento politico regionale. Stabilisce inoltre ulteriori sanzioni disciplinari per gli eletti non in regola, fino alla sospensione dagli organismi di partito.

Art. 37
(Comitato di tesoreria regionale)

1. Il Comitato di Tesoreria è formato da 5 componenti. Il Tesoriere ne è membro di diritto e lo presiede. Gli altri quattro componenti sono eletti dal Coordinamento regionale nella prima seduta successiva al rinnovo dei suoi componenti elettivi da parte dell’Assemblea regionale, nel rispetto della rappresentanza territoriale e di genere, tra persone che presentino i medesimi requisiti di cui all’articolo 30, comma 1.

2. Il Comitato di Tesoreria coadiuva il tesoriere nello svolgimento delle sue funzioni di indirizzo e verifica rispetto alla gestione contabile, alle fonti di finanziamento e all’allocazione delle risorse finanziarie. Il Comitato di tesoreria, segnatamente, approva il bilancio consuntivo e quello preventivo redatti dal Tesoriere, e autorizza quest’ultimo a sottoporli al Coordinamento regionale per l’approvazione.

3. I componenti del Comitato di tesoreria durano in carica quattro anni e possono essere rieletti soltanto per un mandato.

Art. 38
(Norme per i coordinamenti provinciali)

1. Il Tesoriere provinciale è eletto dall’Assemblea provinciale su proposta del Segretario provinciale, che lo sceglie tra persone in possesso degli stessi requisiti previsti all’art. 31 comma 1. Il Tesoriere provinciale ha nell’ambito della struttura provinciale gli stessi poteri e funzioni previsti per il Tesoriere regionale all’art.31 commi 4-6. La durata e il rinnovo del mandato hanno gli stessi limiti previsti dall’art. 31 comma 2.

2. La gestione finanziaria dei Coordinamenti provinciali segue per analogia gli stessi principi fissati dal presente Statuto negli articoli precedenti.


CAPO VII
PROCEDURE E ORGANI DI GARANZIA

Art. 39
(Commissioni di garanzia)

1. La Commissione regionale di garanzia è composta da cinque membri, eletti dall’Assemblea regionale nella prima seduta successiva alla sua elezione, con il metodo del voto limitato. Essi durano in carica quattro anni e non possono essere confermati.

2. Sono costituite le Commissioni provinciali di garanzia, composte da cinque membri eletti, nelle stesse modalità di cui al comma precedente, dalle Assemblee provinciali. I loro componenti durano in carica quattro anni e non possono essere confermati. Le Commissioni provinciali hanno competenza sugli atti, sul corretto funzionamento e sull’elezione degli organi provinciali e subprovinciali del Partito Democratico. Hanno inoltre competenza, in prima istanza, per quanto attiene all’elezione, nel rispettivo territorio, dei componenti l’Assemblea regionale, fermo restando la possibilità di ricorrere alla Commissione regionale. Avverso le decisioni di tali Commissioni è sempre ammesso il ricorso alla Commissione regionale ovvero alla Commissione nazionale, sulla base delle rispettive competenze.

3. I componenti delle Commissioni di garanzia sono scelti fra gli iscritti e gli elettori del Partito Democratico di riconosciuta competenza ed indipendenza.

4. L’incarico di componente di una delle Commissioni di garanzia è incompatibile con l’appartenenza a qualunque altro organo del Partito Democratico. Durante lo svolgimento del proprio mandato, ai componenti le Commissioni di garanzia è fatto divieto di presentare la propria candidatura per qualunque carica interna al Partito Democratico nonché di sottoscrivere la candidatura di terzi per i medesimi incarichi. Nel caso di violazione della disposizione di cui al presente comma, il componente della Commissione si intende decaduto, la candidatura presentata non può essere ammessa e la sottoscrizione effettuata non viene computata ai fini del raggiungimento del numero di firme richiesto.

5. La Commissione regionale di garanzia e le Commissioni provinciali eleggono al proprio interno un Presidente, che dura in carica due anni e può essere riconfermato una sola volta, ferma restando la scadenza del proprio mandato come componente della Commissione medesima.

6. Competenze, modalità di funzionamento, composizione e incompatibilità dei componenti delle commissioni di garanzia dei livelli locali subprovinciali sono disciplinate in analogia con quanto previsto per gli organi di garanzia dei livelli superiori.

7. Per quanto non espressamente previsto dal presente Statuto in relazione alle competenze e alle modalità di funzionamento delle Commissioni di garanzia regionale e provinciali, si rinvia alle norme dello Statuto nazionale, articoli 40-41.


Art. 40
(Tenuta degli albi e loro pubblicità)

1. Un apposito Regolamento approvato dall’Assemblea nazionale, con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, nel rispetto delle normative vigenti a tutela della riservatezza dei dati personali, disciplina:
a) la composizione, la tenuta e le forme di pubblicità dell’Albo degli elettori così come dell’Anagrafe degli iscritti;
b) le modalità di accesso ai dati contenuti nell’Albo degli elettori o nell’Anagrafe degli iscritti da parte dei dirigenti di ciascun livello territoriale, dei candidati ad elezioni interne e dei candidati del Partito Democratico a cariche istituzionali elettive;
c) le funzioni della Commissione di garanzia di ciascun livello territoriale inerenti la vigilanza sull’uso dei dati contenuti nell’Anagrafe degli iscritti e nell’Albo degli elettori, nonché quelle inerenti il controllo sulla loro composizione finalizzate a prevenire e contrastare ingerenze nell’attività associativa del partito, a garantirne l’autonomia politica e assicurare la trasparenza delle sue attività.

2. Sono istituiti l’Ufficio Adesioni regionale e gli Uffici adesioni provinciali, con il compito di sovrintendere alla tenuta delle relative Anagrafi degli iscritti e garantire la regolarità delle iscrizioni al partito. Sono eletti rispettivamente dalla Commissione di garanzia regionale e dalle Commissioni di garanzia provinciali, secondo quanto sarà stabilito dal Regolamento regionale per il tesseramento in attuazione del Regolamento nazionale. Il Regolamento regionale stabilisce compiti, funzioni e modalità di elezione degli uffici adesioni dei circoli di base.


Art. 41
(Revisione dello Statuto e dei regolamenti)

1. Le modifiche al presente Statuto sono approvate dall’Assemblea regionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti.

2. Sono sottoposte all’esame ed al voto le proposte che siano state sottoscritte, anche per via telematica mediante il SIR, da almeno il 10% dei componenti l’Assemblea regionale.

3. L’Assemblea regionale sottoporrà entro 6 mesi a revisione lo Statuto regionale approvato, secondo le modalità previste nei commi precedenti del presente articolo


CAPO VIII
NORME TRANSITORIE

Art. 42
(Organi dirigenti)

1. Entro il 31 dicembre 2008 l’Assemblea regionale procede all’elezione dei componenti del Coordinamento politico regionale e della Commissione regionale di garanzia. Fino alla sua elezione, le funzioni del Coordinamento politico regionale sono svolte dall’Assemblea regionale. La Commissione di garanzia regionale nominata dall’Ufficio di Presidenza nazionale del Comitato 14 ottobre svolge le funzioni attribuite dal presente Statuto all’organo di garanzia regionale.

2. L’Assemblea costituente regionale eletta il 14 ottobre 2007 assume le funzioni attribuite dal presente Statuto all’Assemblea regionale. Il Presidente dell’Assemblea costituente regionale assume il ruolo di Presidente dell’Assemblea regionale.

3. Sono riconosciute come validamente svolte, anche ai sensi dello Statuto, la nomina dei Vicesegretari regionali, del Tesoriere regionale, dei componenti dell’Esecutivo regionale che diventano componenti della Segreteria regionale.

4. Le Assemblee provinciali, i coordinamenti cittadini e di circolo, eletti dalle assemblee di circolo secondo il Regolamento approvato dall’Assemblea costituente regionale il 3 gennaio 2008, assumono le funzioni attribuite dal presente Statuto alle assemblee provinciali, cittadine e ai coordinamenti di circolo. I coordinatori di circolo, i segretari cittadini e provinciali, i Presidenti delle Assemblee provinciali e cittadine e dei Coordinamenti di circolo, già eletti secondo il medesimo Regolamento, rimangono in carica e assumono le funzioni attribuite loro dal presente Statuto, fino alla elezione degli organismi di cui al successivo comma 6.

5. Nella prima seduta delle Assemblee provinciali successiva all’approvazione dello Statuto si procede alla elezione del coordinamento politico provinciale e della Commissione provinciale di garanzia. Analogamente, le assemblee cittadine eleggono i coordinamenti politici cittadini e la Commissione cittadina di garanzia. I coordinamenti di circolo eleggono le proprie Commissioni di garanzia.

6. Entro un anno dall’approvazione dello Statuto regionale, si tengono le elezioni per organismi dirigenti provinciali, cittadini e di circolo, come disciplinate dal presente Statuto.

7. La prima elezione dell’Assemblea e del Segretario regionale, così come la prima elezione dei componenti dell’Assemblea nazionale di cui all’art. 4 comma 1, lettera b), si svolgeranno entro e non oltre la domenica successiva al secondo lunedì di ottobre del 2009. La data sarà stabilita dal Coordinamento nazionale d’intesa con la Conferenza dei segretari regionali.


Art.43
(Regolamenti)

1. Entro e non oltre tre mesi dall’approvazione del presente Statuto, l’Assemblea regionale adotta i Regolamenti ad essa demandati dallo Statuto. Nella prima seduta successiva all’approvazione dello Statuto, l’Assemblea regionale approva il Regolamento finanziario di cui all’art. 36. Analogamente le Assemblee provinciali approvano i regolamenti finanziari provinciali.

2. La Commissione Statuto regionale è incaricata di elaborare proposte di regolamento da sottoporre all’Assemblea regionale ai sensi del precedente comma 1.



Art. 44
(Primarie)

1. Entro e non oltre il 1° settembre 2008 l’Assemblea regionale approva il Regolamento quadro per le primarie di cui all’art. 20.

2. Il Regolamento regionale di cui al precedente comma stabilirà le regole e le modalità per la selezione delle candidature al Consiglio regionale. Le candidature per le liste alle elezioni regionali sono approvate dal Coordinamento politico regionale, secondo quanto prevede l’art.19 del presente Statuto, ovvero dall’Assemblea regionale, su proposta dei Coordinamenti provinciali. Qualora non siano stati eletti i coordinamenti politici provinciali, le proposte di candidatura sono avanzate dalle Assemblee provinciali elette.

3. Per quanto attiene la scelta dei candidati a Sindaco, a Presidente della Provincia e a Presidente della Giunta regionale, il regolamento regionale stabilirà i requisiti per la presentazione delle candidature del PD sia in caso di primarie di partito che in caso di primarie di coalizione, secondo quanto prevedono gli artt. 18 e 20 dello Statuto nazionale e il Regolamento quadro nazionale.



Art. 45
(Codice etico)

1. Non possono aderire al Partito Democratico come elettori o come iscritti, non possono essere candidate a cariche interne del Partito o essere candidate dal Partito a cariche istituzionali le persone che risultino escluse sulla base del Codice Etico nazionale.


Art. 46
(Entrata in vigore del presente statuto)

1. Il presente statuto, per effetto dell’articolo 11, comma 3, dello statuto nazionale, entra in vigore il giorno 16 settembre 2008. Il Tesoriere è autorizzato a compiere tutti gli atti necessari ad assicurare la piena funzionalità del partito a partire dal giorno 16 settembre 2008, dandone comunicazione nella prima riunione della direzione regionale.

2. Qualora entro la data prevista la Commissione Nazionale di Garanzia avanzi delle osservazioni, le stesse non possono avere alcun effetto sospensivo né in alcun modo soppressivo sul regolamento finanziario, nonché sugli atti compiuti dal Tesoriere e dalla direzione regionale su materie finanziarie, organizzative ed amministrative che debbano essere urgentemente poste in essere, nell’interesse del partito.

3. Quanto previsto dal precedente comma 2 è disposto soprattutto per quegli atti con i quali si siano contratti o andati contraendo obblighi nei confronti di terzi che non possano essere rescissi nel rispetto delle vigenti leggi, dei diritti maturati da persone fisiche e giuridiche, degli interessi del partito dell’Abruzzo.

4. Per norma prevalente, del precedente comma 1, e nell’interesse del partito, anch’esso prevalente, i suddetti ed eventuali rilievi avanzati dalla Commissione Nazionale di Garanzia non possono inficiare la composizione e con la essa la validità delle deliberazioni assunte dal coordinamento regionale nelle materie di cui ai precedenti commi 1 e 2.